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Brains to Sardinia: in arrivo i primi giovani emigrati alla riscoperta dell’Isola.

Brains to Sardinia: in arrivo i primi giovani emigrati alla riscoperta dell’Isola.

Brains to Sardinia: in arrivo i primi giovani emigrati alla riscoperta dell’Isola. Al via il progetto anti spopolamento di Crei Acli

Lunedì inizieranno le attività dei primi giovani emigrati di prima e seconda generazione del progetto Talent IN Sardinia, parte del programma Brain to Sardinia.

Storie differenti con la Sardegna come comune denominatore. Lunedì i primi giovani emigrati di Talent IN Sardinia cominceranno il loro percorso alla riscoperta dell’Isola e delle proprie radici grazie al progetto organizzato dal Crei (Comitato Regionale Emigrazione e Immigrazione delle Acli) con il contributo della Fondazione di Sardegna, diretto a contrastare la “fuga dei cervelli” e favorire il rientro di coloro che, spesso a malincuore, hanno lasciato la propria terra.

Augustin arriva dall’Argentina, è figlio di emigrati provenienti da Bitti e in Sudamerica ha studiato musica alla Professional Musician at Escuela de Música Contemporánea (EMC). Dal 23 settembre al 20 ottobre tornerà nel paese da cui arriva la sua famiglia per lavorare, assieme ai ragazzi della scuola di musica di Selargius, ad un progetto musicale che mette al centro la musica folkloristica e il canto a Tenores.

Jennifer invece ha trascorso la sua infanzia tra la Germania e la Toscana, è tornata con la famiglia a Muravera per qualche anno per poi ripartire per studiare fotografia a Firenze e poi a Londra. Dal 23 settembre al 5 ottobre, dalla capitale britannica tornerà nella Blue Zone dei centernari, tra i produttori di formaggi, miele, dolci e pasta, per lavorare al suo libro fotografico “The elixir of life”.

Paola è invece originaria del sassarese, viene da Sorso, ma si è trasferita in Svizzera dove lavora come operatrice sociale. Dal 29 settembre al 6 ottobre tornerà in Sardegna per studiare una fattoria didattica e recuperare conoscenze relative ai metodi di coltivazione ed allevamento avvalendosi dell’aiuto di professionisti del settore.

«Augustin, Jennifer e Paola sono i primi tre partecipanti al nostro progetto. Il nostro obiettivo principale è gettare un ponte, ripristinare il contatto di questi giovani con la loro terra, in modo da valorizzare il capitale umano e trasformarlo in un volano per lo sviluppo della Sardegna – spiega il presidente del Crei Mauro Carta –. Il programma Brains to Sardinia comprende anche le attività di formazione di “Giovani 2019”, dedicate ai sardi che vivono in Usa, Canada e Australia, e, per quanto riguarda la prevenzione dello spopolamento, un concorso indirizzato ai sardi sotto i 35 anni».

Il Crei ha infatti deciso di agire anche sul fronte interno, attraverso un concorso. «Non si tratta di una tradizionale linea di attività “a bando” o “a invito”, ma di una opportunità per realizzare iniziative dal carattere speciale ed innovativo dal forte contenuto socio-economico – dice il Carta –. Abbiamo destinato specifiche risorse per i progetti che verranno selezionati, per presentarli c’è tempo sino al 31 ottobre, il concorso è aperto a giovani dai 18 ai 35 anni residenti in Sardegna o emigrati di prima e seconda generazione». Tra tutti, saranno premiati i più innovativi, sotto il profilo tecnologico ma non solo, e quelli che saranno in grado di rappresentare un effettivo avanzamento in termini di buone pratiche, collaborazione tra diverse realtà. Tanti i premi: educational tour in Sardegna e voucher formativi.

Brains to Sardinia

Brains to Sardinia

Brains to Sardinia: sostegno ai progetti dei giovani emigrati, formazione e un concorso dedicato ai sardi.
Ecco il programma anti spopolamento di Crei Acli

A metà settembre arriveranno in Sardegna i giovani emigrati di prima e seconda generazione del progetto Talent IN Sardinia. Dal 13 al 23 ottobre partiranno invece le iniziative legate al progetto Giovani 2019 dedicate ai sardi che vivono in Usa, Canada e Australia. Sul fronte della prevenzione, entro il 31 ottobre è possibile presentare le proprie iniziative e partecipare al concorso “Idee innovative”, tra i tanti premi: educational tour in Sardegna e voucher formativi.

Sono oltre 10mila i giovani sardi che hanno lasciato l’Isola per portare i propri talenti oltremare negli ultimi tre anni. Secondo i dati Aire 16.598 ragazzi sotto i 18 anni e ben 27.653 tra i 18 e i 35 anni vivono stabilmente all’estero. Una perdita tanto pesante per il territorio quanto capace di generare conseguenze virtuose. Ed è questo l’obiettivo principale del programma Brains to Sardinia organizzato dal Crei Acli (comitato regionale emigrazione immigrazione) per promuovere e potenziare lo sviluppo sociale, civile ed economico della Sardegna attraverso la valorizzazione della risorsa rappresentata dai nostri emigrati di prima e seconda generazione.

Il programma si articola in due sezioni e un concorso – spiega il presidente di Crei Mauro Carta –, in primo luogo, attraverso il progetto Talent IN Sardinia (cofinanziato dalla Fondazione di Sardegna) proveremo a sostenere i progetti di sviluppo per la Sardegna promossi da giovani emigrati, quindi, con il progetto Giovani 2019, finanziato dall’Assessorato del Lavoro della Regione Sardegna, verranno organizzate attività di “formazione e informazione” dirette a giovani emigrati degli Stati Uniti, Canada e Australia, con il fine di rafforzare le loro conoscenze e competenze per favorire processi di sviluppo dei circoli dei Sardi all’estero”.

Si tratta di un intervento diretto a contrastare la “fuga dei cervelli” e favorire la naturale tendenza a ritornare che viene manifestata da chi, spesso a malincuore, ha lasciato la propria terra.

A metà settembre arriveranno in Sardegna i giovani emigrati di prima e seconda generazione aspiranti imprenditori del progetto Talent IN Sardinia: per la durata di un mese, i giovani emigrati, saranno impegnati nell’isola ad elaborare le loro idee, mettendo a disposizione le competenze acquisite all’estero all’interno del loro territorio di origine.
Dal 13 al 23 ottobre, invece, partiranno le iniziative legate al progetto Giovani 2019 dedicate ai sardi che vivono in Usa (New York e Detroit), Canada (Montreal e Toronto) e Australia (Sidney, Brisbane e Melbourne). “Da anni sosteniamo che creare sviluppo e crescita sia l’unico vero antidoto allo spopolamento – sostiene Carta –, con questi progetti, di cui Crei è capofila, proveremo a valorizzare il capitale umano rappresentato da questi giovani, in modo che possa rappresentare un volano per lo sviluppo della Sardegna”.

IL CONCORSO “IDEE INNOVATIVE”

Sul fronte interno, quello della prevenzione e del contrasto dell’emigrazione giovanile, il Crei ha invece deciso di agire attraverso un concorso. “Non si tratta di una tradizionale linea di attività “a bando” o “a invito”, ma di una opportunità per realizzare iniziative dal carattere speciale ed innovativo dal forte contenuto socio-economico – dice il presidente –. Abbiamo destinato specifiche risorse per i progetti che verranno selezionati, per presentarli c’è tempo sino al 31 ottobre, il concorso è aperto a giovani dai 18 ai 35 anni residenti in Sardegna o emigrati di prima e seconda generazione”. Tra tutti, saranno premiati i più innovativi, sotto il profilo tecnologico ma non solo, e quelli che saranno in grado di rappresentare un effettivo avanzamento in termini di buone pratiche, collaborazione tra diverse realtà. Tanti i premi: educational tour in Sardegna e voucher formativi.

Decreto Crescita: tasse ridotte per chi torna in Sardegna

Decreto Crescita: tasse ridotte per chi torna in Sardegna

Riportiamo l’articolo di Matteo Mascia pubblicato su “L’Unione Sarda” del  20 agosto 2019

Decreto Crescita: l’abbattimento fiscale sarà più alto per gli immigrati con figlia a carico

Esenzione fino al 90% se i residenti all’estero scelgono di rientrare

Non solo Maro Balotelli e vip. La nuova norma sul “rientro dei cervelli” coinvolge anche i sardi residenti all’estero: per loro i vantaggi sono molto più pesanti di quelli riservati ai calciatori.

Il Decreto Crescita recentemente convertito in legge prevede infatti che venga tassato solo il 50% del reddito imponibile degli sportivi residenti all’estero nei due anni precedenti. Opportunità colta al balzo dal patron del Brescia Massimo Cellino: l’imprenditore di Sanluri ha proposto a Balotelli un ingaggio con carico fiscale light. Il decreto è in vigore dal 29 giugno ma la piena operatività scatterà dal 1° gennaio: i sardi hanno quindi tutto il tempo per sondare il mercato del lavoro e organizzare il rientro.

Il Meccanismo

Francesca Solinas, tributarista di Solarussa dello studio Martinez – Tirabaci di Milano, declina l’impatto della novità normativa per i sardi residenti all’estero: “Chi torna nell’isola può godere di un esenzione che sale al 90%. Di conseguenza, il reddito prodotto in Italia concorre limitatamente al 10%. A differenza di quanto accadeva in passato non è necessario essere iscritti all’Aire. Basterà essere in grado di dimostrare di aver vissuto fuori dall’Italia per due anni. Occorre impegnarsi a risiedere in Italia per almeno due anni e in presenza di un figlio minore a carico si potrà usufruire del taglio Irpef per altri 5 anni”” Incentivi anche per chi si mette in proprio: “l’abbattimento fiscale sarà però solo del 50% dell’imponibile e si dovranno rispettare vincoli più stringenti”.

Punti deboli

Le norme per favorire il rientro degli emigrati non sono una novità. Nel corso degli anni si sono succedute diverse regole che hanno finito per confondere il quadro di riferimento. Michele, quadro sardo di un istituto di credito italiano con alle spalle diversi anni in una banca d’affari statunitense, evidenzia alcuni punti deboli: “Il decreto crescita lascia fuori chi aveva già usufruito dei vecchi incentivi. I nuovi rimpatriati avranno benefici molto superiori rispetto a me che sono rientrato in Italia nel 2017. Questo non favorirà per niente la permanenza dei contribuenti con un profilo spendibile oltre i confini nazionali. Non escludo quindi di tornare all’estero”.

Fonte “Matteo Mascia – L’Unione Sarda”

In Venezuela 350 sardi. Acli: “Riportiamoli a casa”

In Venezuela 350 sardi. Acli: “Riportiamoli a casa”

Riportiamo l’articolo di Claudio Zoccheddu pubblicato su “La Nuova Sardegna” del  08 luglio 2019 sulla situazione dei sardi residenti in Venezuela, in seguito all’iniziativa di raccolti fondi da parte del Crei Acli Sardegna.

Sempre più grave la situazione nella nazione ormai sull’orlo di una della guerra civile. L’associazione ha aperto un conto corrente per finanziare i rimpatri immediati.

La situazione è drammatica e sembra destinata a peggiorare. Il Venezuela è una nazione allo sbando da cui arrivano pochissime informazioni e tutte molto preoccupanti. Per questo motivo il comitato regionale emigrazione – immigrazione delle Acli sta programmando i primi rimpatri degli emigrati sardi in Venezuela che hanno chiesto aiuto direttamente all’associazione. Per farlo, però, serve denaro e quindi è iniziata una raccolta di contributi a cui è possibile contribuire attraverso un conto corrente dedicato.

La Situazione

Le ultime testimonianze provenienti dal Sudamerica parlano di Iperinflazione, difficoltà nell’accedere ai beni di prima necessità e di uno scontro sempre più acceso tra i sostenitori del presidente Nicolas Maduro e quelli dell’opposizione guidata da Juan Guidò. Una situazione confermata dall’Alto Commissario dell’ONU per i diritti umani, Michelle Bachelet, e condensata in una dichiarazione rilasciata davanti alla sessione del Consiglio dei diritti umani a Ginevra. Secondo Michelle Bachelet ” le principali istituzioni e lo stato di diritto in Venezuela sono stati erosi e vengono attuati attacchi contro oppositori e difensori dei diritti umani che comprendono minacce, detenzioni arbitrarie, tortura, violenze sessuali, uccisioni e sparizioni“.

I sardi in Venezuela

Ai margini di una situazione esplosiva dove anche solo trovare un pezzo di carne commestibile diventa una missione impossibile, vivono, secondo gli ultimi dati Aire disponibili, oltre 350 sardi residenti. Rappresentano una parte della vastissima comunità di italiani inseriti nella società venezuelana che, dopo anni di crisi economica e sociale, vivono una situazione di precarietà e povertà. Con il Paese sull’orlo della guerra civile, sostiene il Crei Acli, è necessario fare qualcosa per aiutare i sardi immigrati, i nostri connazionali ed il popolo venezuelano. “Stiamo programmando i primi rimpatri di coloro che ci hanno chiesto aiuto direttamente – conferma il presidente del Comitato, Mauro Carta – , rimane attivo il conto corrente dedicato aperto dal Crei per raccogliere contributi da utilizzare per portare aiuti umanitari in Venezuela“. Per donare è sufficiente effettuare un versamento sul conto intestato a “Comitato reg. Acli della Sardegna per l’emergenza in Venezuela”.. IBAN IT 72P0760104800001046531180.Rinnoviamo la richiesta alla Regione – conclude Carta – di impegnarsi i competenti Ministeri per ottenere notizie certe sulla condizione di tutti i nostri conterranei, verificare se esistono situazioni di bisogno o pericoli con la comunità sarda ed eventualmente promuovere ogni iniziativa di solidarietà per aiutare i nostri corregionali“.

Fonte “Claudio Zoccheddu – La Nuova Sardegna”

Sardi in Venezuela: attivo il conto corrente per la raccolta aiuti

Sardi in Venezuela: attivo il conto corrente per la raccolta aiuti

Sardi in Venezuela: la situazione non migliora. Iniziano i rimpatri. Resta attivo il conto aperto dal Crei per raccogliere aiuti

Il Crei Acli sta programmando i primi rimpatri di coloro che hanno chiesto aiuto direttamente e portando avanti la raccolta di contributi attraverso un conto corrente dedicato.

Non accenna a migliorare la situazione in Venezuela: le ultime testimonianze provenienti dal Sudamerica parlano di iperinflazione, difficoltà nell’accedere ai beni di prima necessità e di uno scontro sempre più acceso tra i sostenitori del presidente Nicolas Maduro e l’opposizione guidata da Juan Guaidò.

Nel paese sudamericano, secondo gli ultimi dati Aire disponibili, vivono oltre 350 sardi residenti. Rappresentano solo una parte della vastissima comunità di italiani pienamente inseriti nella società venezuelana che, dopo anni di crisi economica e sociale, vivono in una situazione di precarietà e di povertà.
Con il Paese sull’orlo della guerra civile, sostiene il Crei Acli (Comitato Regionale Emigrazione Immigrazione) è necessario fare qualcosa per aiutare i sardi immigrati, i nostri connazionali e il popolo venezuelano.

“Stiamo programmando i primi rimpatri di coloro che ci hanno chiesto aiuto direttamente – conferma il presidente del Comitato Mauro Carta–. Rimane attivo il conto corrente dedicato aperto dal Crei per raccogliere contributi da utilizzare per portare aiuti umanitari in Venezuela”.

Per donare è sufficiente effettuare un versamento sul conto intestato a “Comitato reg. Acli della Sardegna per l’emergenza in Venezuela” IBAN IT72P0760104800001046531180.

Si rinnova infine, la richiesta alla Regione Sarda di impegnarsi presso i competenti Ministeri per ottenere notizie certe sulla condizione di tutti i nostri conterranei nel paese Sudamericano, verificare se esistano situazioni di bisogno o pericoli per la comunità sarda ed eventualmente promuovere ogni iniziativa di solidarietà utile ad aiutare i nostri corregionali in Venezuela e le loro famiglie.

La crisi della cultura italiana in Turchia

La crisi della cultura italiana in Turchia

La cultura italiana in Turchia ha goduto nel tempo di una posizione di prestigio rispetto a tutte le altre culture che operano nel paese. Attualmente, però, la comunità italiana residente ad Istanbul lamenta problemi riguardanti le scuole italiane e gli Istituti Italiani di Cultura in Turchia ed il conseguente pericolo di perdita della posizione e di immagine dell’Italia nel paese.

Il governo turco, negli ultimi anni, ha stabilito che gli studenti turchi e stranieri residenti nel paese debbano frequentare le scuole dell’obbligo turche. Per garantire un’istruzione conforme a quella del paese d’origine le istituzioni consolari straniere hanno acconsentito al trasferimento di alcune delle scuole entro i confini delle sedi diplomatiche.

I cittadini italiani residenti stabilmente o temporaneamente ad Istanbul hanno accesso all’IMI, Istituti medi italiani, scuole secondarie di I grado (ex scuole medie) e scuole secondarie di II grado (liceo scientifico). L’IMI è una scuola statale italiana riconosciuta dal MIUR, gli studenti che la frequentano acquisiscono un titolo legalmente riconosciuto dallo Stato italiano. Il MIUR cita la Galileo Galilei (Liceo Scientifico), tra le scuole paritarie italiane . Non esiste una scuola elementare statale o paritaria italiana che consenta l’accesso diretto all’IMI. La  Marco Polo è l’unica scuola italiana presente ad Istanbul per i livelli di Scuola dell’Infanzia e Scuola primaria ma, contrariamente all’IMI e alla Galileo Galilei, non è elencata tra le scuole riconosciute dal MIUR e quindi dal sistema di istruzione italiano.

Scuola Marco Polo di Istanbul

Ad ora il governo turco tollera la frequenza della Marco Polo qualora almeno uno dei genitori dello studente sia cittadino italiano o europeo. Non è consentito ad un bambino che sia figlio di due cittadini turchi frequentare la Marco Polo.  Attualmente la Marco Polo è frequentata da 80 bambini italiani, di cui almeno 2 di origine sarda e vi operano 3 insegnanti sardi.

La Marco Polo è situata all’interno dei confini delle sedi diplomatiche italiane. È una scuola gestita da un’associazione turca legalmente registrata in Turchia, perciò sottoposta alla legge turca in base alla quale, per ogni cittadino straniero assunto, l’azienda deve assumere cinque cittadini turchi. La scuola, dunque, per 9 dipendenti dovrebbe assumere altri 45 turchi.

Per il genitore italiano che scelga per i propri ragazzi una formazione i cui programmi si colleghino alla scuola media statale IMI, si pone la criticità di non far assolvere, al proprio figlio, gli obblighi scolastici poiché, attualmente, la Marco Polo è un’azienda privata non elencata nel MIUR il cui titolo non è legalmente riconosciuto e quindi non spendibile in Italia.

Per questa ragione i cittadini italiani, rappresentati dall’Associazione italo-turca – Türk İtalyan Derneǧi, richiedono che la scuola Marco Polo, unica scuola italiana presente ad Istanbul per i livelli di Scuola dell’Infanzia e Scuola primaria, venga riconosciuta dal Ministero come scuola statale o paritaria. Tra i requisiti richiesti nella domanda per il riconoscimento del Miur sarebbe necessario ampliare gli spazi della scuola. I genitori dei bambini che frequentano la scuola si sono già organizzati presentando 3 diversi progetti di ampliamento ma sarebbe necessaria la volontà politica, da parte del corpo diplomatico, di porre in essere il progetto al fine del riconoscimento al MIUR.

Le problematiche poste dal mancato riconoscimento da parte del MIUR non si limitano all’assolvimento dell’obbligo scolastico degli alunni ma riguardano anche la situazione di precarietà degli insegnanti e dei dipendenti della scuola. Essendo la Marco Polo una scuola che fa capo ad un’associazione turca segue la legge turca. Pertanto, per evitare un ingestibile sovradimensionamento del personale, è complicato contrattualizzare i dipendenti.

La mancata contrattualizzazione comporta l’impossibilità ai dipendenti italiani di richiedere il visto per lavoro. Sino ad ora i docenti, pagando, sono riusciti ad ottenere il visto turistico lungo valido per 3 anni. Ultimamente, tuttavia, il governo turco è restio a concedere ai cittadini europei questo genere di visto e non è semplice ottenere un visto se non per coloro che sposano un cittadino turco o sono proprietari d’immobili in Turchia. La situazione di precarietà contrattuale determina un continuo ricambio della classe docente e fa venir meno il diritto alla continuità didattica degli studenti.

Aula magna scuola Marco Polo

La situazione sarebbe diversa se la Marco Polo venisse riconosciuta come scuola statale o paritaria. Agli studenti verrebbe garantita la continuità didattica, la classe docente e gli amministrativi verrebbero selezionati dal ministero e godrebbero di maggiori tutele lavorative, inclusa la possibilità di entrare in Turchia con passaporto diplomatico o con regolare contratto e visto per motivi di lavoro, così come avviene per i docenti dell’IMI.

Alla comunità italiana non interessa la gratuità della scuola Marco Polo  ma il riconoscimento da parte del MIUR al fine di dare la possibilità ai ragazzi di assolvere all’obbligo scolastico e ai dipendenti della scuola di sanare la condizione lavorativa.

I problemi segnalati dalla comunità italiana non riguardano solo le scuole ma anche gli Istituti Italiani di Cultura.

 Già ad Ankara ed ad Izmir gli istituti di cultura, e di conseguenza i corsi di lingua italiana, sono stati chiusi. Izmir è la città nella quale risiede la  maggior parte dei membri della comunità italiana in Turchia (oltre 5000 persone iscritte all’AIRE).

Rimane operativo solo l’Istituto Italiano di cultura di Istanbul, sorto nel 1951, che impiega complessivamente 7 dipendenti.

Le classi della Marco Polo

La l.401/90 sugli IIC stabilisce che uno dei principali obbiettivi di questi istituti sia la promozione all’estero della lingua e della cultura italiana.Sino al 2018 l’Istituto Italiano di Cultura di Istanbul, si occupava della promozione della lingua italiana tramite dei corsi ai quali erano iscritti in media 800-900 studenti ogni trimestre. La quota di iscrizione ad ogni livello di corso è pari a 150 euro; i corsi di lingua, dunque, costituivano la maggiore fonte di finanziamento per l’attività dell’Istituto. Per l’anno 2018/19 i corsi sono stati chiusi senza che questa decisione venisse giustificata. I docenti dei corsi, cittadini italiani e sardi che hanno collaborato con l’istituto per oltre 10 anni, sono stati licenziati e non è stato loro corrisposto il TFR come previsto da contratto. Lo stipendio veniva corrisposto in lire turche e non in euro.

Gli insegnanti non risultano essere dipendenti dell’Istituto ma assunti tramite appalto da una società turca perciò il contratto segue la legge turca. Il Consolato, nel contratto, si è impegnato ad onorare i pagamenti da corrispondere agli insegnanti qualora l’associazione turca appaltatrice, destinataria di una risibile percentuale degli introiti derivanti dai corsi, non fosse in grado di onorare i debiti con gli insegnanti (TFR, contributi).

Facciata della Marco Polo

 

 

Gli insegnanti, prima di far causa al Consolato, hanno chiesto una conciliazione ma gli avvocati della controparte non si sono presentati. I 5 insegnanti, perciò, intraprenderanno a malincuore la causa contro il Consolato in difesa dei propri diritti anche se questo crea loro rammarico per il danno d’immagine che potrebbe derivare agli istituti diplomatici e allo Stato italiano qualora la questione venisse divulgata dalla stampa turca.

I lavoratori coinvolti in questa vertenza chiedono ai nostri rappresentanti in Parlamento di indagare presso l’addetto culturale del Consolato sulle motivazioni che hanno portato alla chiusura dei corsi. Prima che il caso divenga di dominio pubblico, sperano che si giunga a mediazione finalizzata al raggiungimento di una soluzione di buonsenso che preveda l’ottemperamento degli impegni presi dalle sedi diplomatiche.

 

Michaela Nioi

 

Aperte le iscrizioni al corso di “Management Culturale. Buone pratiche per la Sardegna”.

Aperte le iscrizioni al corso di “Management Culturale. Buone pratiche per la Sardegna”.

Management culturale. Buone pratiche per la Sardegna.

Management culturale. Un corso organizzato dal Crei Acli Sardegna in collaborazione con le Acli di Cagliari, Ipsia Sardegna e Blue Sardinia, finalizzato ad informare i futuri operatori della cultura su buone pratiche locali, nazionali ed internazionali di ideazione, pianificazione e gestione di progetti e programmi culturali.

Il corso è diviso in 4 moduli da 4 ore ciascuno e si terrà il sabato mattina dalle 9.00 alle 13.00 nella sede Acli di Viale Marconi 4  a Cagliari.

Il programma del corso è cosi strutturato:

Modulo 1: La società e la cultura in Sardegna

Modulo 2: Attivare la creatività: lo sviluppo dei progetti culturali e la gestione dei processi artistici

Modulo 3:  Marketing e comunicazione culturale

Modulo 4:  Il pubblico e il processo partecipativo

Per informazioni più dettagliate e per le iscrizioni contatta la segreteria al numero 07043039 o alla e-mail acliprovincialicagliari@gmail.com

Workshop “Project Cycle Management”

Workshop “Project Cycle Management”

Workshop “Project Cycle Managemet”: idee e progetti per lo sviluppo della Sardegna

Si terrà a luglio  il workshop PCM – Project Cycle Management (Gestione del ciclo del progetto) organizzato dal Crei Acli Sardegna in collaborazione con le Acli di Cagliari, Ipsia Sardegna e l’ASD Blue Sardinia.

In questi ultimi anni la maggior parte dei programmi finanziati dalla Commissione europea e di quelli promossi a livello dei singoli Stati membri, prevede che si lavori “per progetti integrati e in partenariato”, vale a dire progetti composti da azioni di natura diversa, ideati e portati avanti da un gruppo di enti e soggetti differenti.

Il Project Cycle Management è la metodologia e l’insieme di strumenti che la Commissione ha introdotto agli inizi degli anni ’90 per garantire una maggiore efficacia e qualità dei progetti e dei programmi. Il PCM scandisce infatti le diverse fasi di un progetto e trattandosi di un percorso ciclico, consente di sottoporre il progetto a verifica continua, sin dalla sua prima formulazione, ponendo attenzione ad alcuni aspetti importanti quali la pertinenza, la coerenza interna e la sostenibilità.

Il workshop prevede due  moduli ravvicinati da 4 ore ciascuno. Si terrà a luglio (date ancora da definire) dalle ore 15.30 alle ore 19.30, nella sede del Crei in Via Roma 173 a Cagliari.

Per le iscrizioni è necessario scrivere una e-mail a acliprovincialicagliari@gmail.com o chiamare il numero 07043039

 

Riaperte le iscrizioni al progetto” Talent In Sardinia”

Riaperte le iscrizioni al progetto” Talent In Sardinia”

Riaperte le iscrizioni al progetto “Talent In Sardinia”

Crei Acli Sardegna in collaborazione con Acli Cagliari, Ipsia Sardegna, Iares, Noviservice srl, Mind your Mind, Fondazione di Sardegna e Blue Sardinia riapre le iscrizioni per  “TALENT IN SARDINIA” un progetto rivolto a giovani emigrati di età compresa  fra i 18 ed i 35 anni, che si terrà in Sardegna dal 23 settembre al  31 ottobre 2019.

L’obiettivo del progetto è attrarre in Sardegna giovani emigrati e/o figli di emigrati provenienti da paesi  stranieri  UE e extra UE.
 Il progetto è finalizzato all’attivazione di processi di promozione culturale, turistica e socio-economico, contribuendo a creare una nuova generazione di talenti.

Nello specifico si intende:
– favorire lo sviluppo di idee e progetti innovativi  per la Sardegna; 
– contribuire alla modernizzazione del sistema produttivo locale;
-creare reti e partnership internazionali.

Come candidarsi

Per presentare la propria candidatura compilare il form di iscrizione on-line (https://forms.gle/hRTYLptew4eZFpgE9) specificando i propri dati personali, idea da sviluppare, obiettivi  e allegando il CV.
Il CREI sarà responsabile di verificare la domanda e, in caso questa soddisfi i requisiti previsti, di accettarla.

Le candidature potranno essere presentate sino al 31 luglio 2019


Requisiti di partecipazione

  • Essere un giovane emigrato o figlio di emigrati (1^ e 2^ generazione).
  • Avere un’età compresa tra i 18 ed i 35 anni.

Costi

  • Vitto e alloggio saranno a carico di Crei Acli Sardegna;
  • La copertura del 70% delle spese di viaggio fino ad un massimo di 600 euro per i paesi extra UE, e 300 euro per i paesi UE.

Per  maggiori informazioni potete scriverci all’indirizzo mail creisardegna@gmail.com

   SCARICA IL BANDO DEL PROGETTO

 

 

 

 

 

Dal Crei una raccolta fondi per aiutare le famiglie sarde immigrate e inviare medicinali in Venezuela

Dal Crei una raccolta fondi per aiutare le famiglie sarde immigrate e inviare medicinali in Venezuela

Si aggrava la situazione in Venezuela. Dal Crei una raccolta fondi per aiutare le famiglie sarde immigrate e inviare medicinali.

Nei prossimi giorni verrà avviata la raccolta di risorse per consentire ai sardi in Venezuela che lo desiderano di ritornare in patria. Mauro Carta (Crei Acli Sardegna): “raccoglieremo anche medicinali da inviare non appena si sbloccheranno le frontiere”.

«Con l’aggravarsi dell’instabilità politica nel Venezuela si rende necessario agire direttamente per aiutare le famiglie sarde che vogliono rientrare e non riescono a trovare le risorse per pagare il biglietto. Per questo, nei prossimi giorni, il Crei Acli, in collaborazione con Ipsia Sardegna, attiverà un programma di aiuti per i sardi emigrati nel Paese Sudamericano, un gruppo che secondo gli ultimi dati Aire, è di circa 350 persone». Così il presidente del Comitato Regionale Emigrazione e Immigrazione Acli Mauro Carta sulla questione Venezuelana.

Il Comitato richiede quindi alla Regione Sardegna di attivare un canale diretto con l’ambasciata italiana nel Paese Sudamericano, sia per conoscere particolari necessità dei cittadini che per facilitare il trasferimento dei fondi: «Siamo già in contatto con la sede Acli di Caracas – prosegue Carta –, la nostra azione sarà diretta in prima istanza ad aiutare le famiglie che hanno difficoltà a rientrare in Sardegna, ma, oltre a questo “ponte umanitario”, avvieremo una raccolta di medicinali da inviare non appena si sbloccheranno le frontiere, in modo da soccorrere una popolazione che ha urgente bisogno di assistenza sanitaria».

Per informazioni sulla raccolta e per dare il proprio contributo è possibile inviare una mail a: emergenzavenezuela@gmail.com

I giovani emigrati italiani e la “Carta del Seminario di Palermo”

I giovani emigrati italiani e la “Carta del Seminario di Palermo”

Dal quotidiano “La Stampa” del 29 aprile 2019, riportiamo interessante articolo di Fabio Albanese sul Seminario dei giovani emigrati italiani tenutosi Palermo.

La Carica dei giovani emigrati italiani “Facciamo rete tra le comunità all’estero”

Vogliamo impegnarci per accorciare le distanze tra gli italiani fuori dall’Italia e le istituzioni, con azioni concrete e con l’obiettivo di rendere protagonisti tutti i giovani”, è scritto nella “Carta del Seminario di Palermo”.
Chi l’ha preparata e ora l’ha riposta nel trolley verso casa, è un gruppo di 115 ragazzi under 35, emigrati italiani partiti da pochi anni o di seconda e terza generazione, che per quattro giorni a Palermo ha animato un incontro che assomiglia tanto a una “chiamata alle armi” per affermare la propria italianità, nei Paesi di residenza come pure in quello di origine della famiglia.
A mettere assieme le idee e le esperienze di questi giovani – il 40% tra i “nuovi” emigrati, i “cervelli in fuga”, e il 60% tra gli italiani nati fuori dal Paese – è stato il Consiglio generale degli italiani all’estero (Cgie) con i 107 Comitati degli italiani all’estero (Comites) e le Consulte regionali per l’emigrazione, dopo un lavoro durato tre anni. “Dovevamo far sentire questi giovani parte del soft power dell’Italia – dice Maria Chiara Prodi che è tra gli organizzatori del Seminario per conto del Cgie – e loro hanno colto questa sfida politica, con competenze tecniche e professionali ma anche con il cuore”.

Comune di Palermo e Regione Sicilia hanno contribuito alla realizzazione del Seminario per il quale non c’erano soldi dallo Stato ma quasi solo autofinanziamento. La “Carta” scritta alla fine del percorso è una sorta di impegno solenne a “fare rete” per rafforzare i legami nelle comunità di italiani all’estero, per chiedere attenzione all’Italia verso i loro problemi ma anche per dare un contributo al rafforzamento di ruolo e immagine dell’Italia nel mondo: “Fino a una generazione fa le comunità di italiani all’estero stavano morendo – dice Letizia Airos, giornalista che vive a New York che è stata la relatrice del Seminario – questo incontro, che ha un solo precedente di una decina di anni fa, risveglia queste comunità”.
Molti dei 115 intendono ora candidarsi ai Comites, alcuni ne fanno già parte, tutti si sentono investiti di una missione: “Hanno già elaborato una dozzina di progetti – racconta Prodi – dal turismo di ritorno al network di italiani all’estero, da come mettere insieme vecchia e nuova emigrazione alla Carta dei principi del cittadino mobile. Altri arriveranno nei prossimi mesi”. Le idee diventeranno presto realizzazioni. Sono stati fissati nuovi incontri e entro luglio i progetti saranno “cantierabili”.
I 115, tutti talenti nelle loro attività professionali, vogliono sentirsi italiani anche a migliaia di chilometri di distanza. A Palermo, nella Sicilia che conosce tutte le sfumature delle parole “emigrazione” e “immigrazione”, hanno trovato il modo di mettere in pratica il vecchio detto “l’unione fa la forza”.


Le testimonianze


RUGGERO ROMANO, REGISTA
Un gruppo di artisti per raccontare il paese”     

“Durante queste giornate abbiamo potuto fare ricerche insieme, stilare una lista di progetti veri. Io sto già lavorando a una rete di artisti che creino eventi e portino l’italianità nel mondo”. Ruggero Romano ha 28 anni e vive a Toronto dal 2016.
 Il papà arriva da Napoli ma lui è originario di Torino, dove ha studiato fino alle Superiori: “Poi ho tentato il grande salto – racconta – sono volato a Vancouver per frequentare il corso di cinematografia per un anno. Quindi ho cominciato a lavorare al mio primo documentario, che racconta degli ultimi che vivono qui, i senzatetto, i poveri, i tossicodipendenti. Nel frattempo, lavavo piatti, facevo caffè, vendevo scarpe. Alla presentazione, il film ha avuto un grande successo e questo ovviamente ti fa tanto piacere e ti spinge ad andare avanti”.
Per Ruggero il seminario di Palermo ha dato “una carica emotiva spettacolare” ai partecipanti, tutti “anime pulite”, dice. “Abbiamo creato un network di persone che ci hanno messo le mani e la faccia, disposte a dedicare tempo e competenze per promuovere il nostro modo di essere, noi stessi, nei luoghi dove viviamo. Penso anzitutto all’ambito delle arti e credo che questo sia la maniera più efficace per condividere l’essenza. Penso proprio che sia così che noi oltrepassiamo muri, barriere, e portiamo nel mondo la sostanza del nostro essere italiani”.

 

ANTONELLA LEVY SFORZA, STUDENTESSA
Vogliamo trasparenza e finanziamenti culturali”   

In italia ci era venuta altre due volte, sempre per studio. Ora ci passerà un intero anno, con un assegno di ricerca all’Università di Chieti. Per Antonella Levy Sforza, 28 anni, italiana del Paraguay, lavorare nel paese della sua famiglia di origine, e ad appena qualche chilometro di distanza dal minuscolo paese di Schiavi d’Abruzzo dove erano nati i sui nonni materni, è quasi un sogno che si avvera: “Io mi sento italiana, la domenica la famiglia si riunisce alla stessa tavola, e parlo di trenta persone, cosa che mi risulta ormai in Italia fanno in pochi. Ma l’Italia dal Paraguay, dove siamo solo il 5% della popolazione, è davvero lontana”.
L’esperienza del Seminario di Palermo l’ha caricata: “Per noi in America latina, avere legami con le istituzioni italiane, anche quelle locali, è difficile. Lo è perfino avere notizie, non c’è nemmeno una pagina web. Avere la possibilità di incidere con cambiamenti positivi nella nostra condizione di italiani di seconda  e terza generazione, mi esalta”. Antonella ha un chiodo fisso, la trasparenza: “Come si fa a votare con schede che non arrivano a casa ma in ambasciata, dove un malintenzionato potrebbe anche modificare il voto o far sparire la scheda? Sappiamo che l’Italia fa tanto per noi che siamo lontani ma, per esempio, ci piacerebbe sapere quanto si spende per la cultura. Ci vogliono bilanci trasparenti. Anche su questo contiamo di lavorare”.

 

MICHELA DI MARCO, ACCOGLIENZA ACLI
Più rappresentanza per chi vive lontano”   

“A Palermo si è creato un gruppo perché ci siamo ritrovati nell’unica comune identità possibile, quella di essere italiani all’estero, con la voglia di mettersi al servizio dell’Italia e non soltanto nei nostri Paesi di residenza”. Michela di Marco ha 31 anni ed è originaria di Montecorvino Rovella, un paese della provincia di Salerno.
Da otto anni vive a Toronto dove è anche presidente del Comiter locale. Lavora per le Acli e per una organizzazione no profit che offre servizi di accoglienza a chiunque arrivi in Canada, dai rifugiati agli emigrati economici. “Dopo gli studi mi sono trasferita qui con un visto vacanza-lavoro – racconta – poi ho fatto un master universitario in Scienze politiche e da lì è cominciata la mia carriera all’estero”.
Al Seminario di Palermo è toccato a lei leggere la “Carta”, a fine lavori: “Credo che spetti a noi giovani adesso occupare le posizioni negli organismi di rappresentanza degli italiani all’estero. Certo, con l’aiuto delle generazioni passate, ma occorre un cambio di passo, e dare voce a chi può fare sentire i bisogni di chi vive lontano dal proprio Paese. Ho parlato con le prime generazioni di  migranti e ho capito che i bisogni sono gli stessi, e partono sempre dalla necessità che in Italia si abbia un maggiore riconoscimento del ruolo dei connazionali che vivono in un altro paese”.


Fonte “Fabio Albanese – La Stampa -“

 

 

       

Aperte le iscrizioni per il progetto “TALENT IN SARDINIA”

Aperte le iscrizioni per il progetto “TALENT IN SARDINIA”

Crei Acli Sardegna in collaborazione con Acli Cagliari, Ipsia Sardegna, Iares, Noviservice srl, Mind your Mind, Fondazione di Sardegna e Blue Sardinia presentano “TALENT IN SARDINIA” un progetto rivolto a giovani emigrati di età compresa fra i 18 ed i 35 anni, che si terrà in Sardegna dal 15 Giugno al 15 Luglio e dal 1 settembre al  15 ottobre 2019.

L’obiettivo del progetto è attrarre in Sardegna giovani emigrati e/o figli di emigrati provenienti da paesi stranieri UE e extra UE.
Il progetto è finalizzato all’attivazione di processi di promozione culturale, turistica e socio-economico, contribuendo a creare una nuova generazione di talenti.
Nello specifico si intende:
– favorire lo sviluppo di idee e progetti innovativi  per la Sardegna;
– contribuire alla modernizzazione del sistema produttivo locale;
– creare reti e partnership internazionali.

Come candidarsi

Per presentare la propria candidatura compilare il form di iscrizione on-line (https://forms.gle/g6vACrVEqrc62yLN6) specificando i propri dati personali, l’idea da sviluppare, obiettivi  e allegando il CV.
Il CREI Acli Sardegna sarà responsabile di verificare la domanda e, in caso questa soddisfi i requisiti previsti, di accettarla.

Le domande potranno essere presentate sino al 20 maggio.

 

Requisiti di partecipazione

  • Essere un giovane emigrato o figlio di emigrati (1^ e 2^ generazione).
  • Avere un’età compresa tra i 18 ed i 35 anni.

Costi

  • Vitto e alloggio saranno a carico di Crei Acli Sardegna;
  • La copertura del 70% delle spese di viaggio fino ad un massimo di 600 euro per i paesi extra UE e 300 euro per i paesi UE. 

Per  maggiori informazioni potete scriverci all’indirizzo mail creisardegna@gmail.com

SCARICA IL BANDO DEL PROGETTO

 

Manchester: 62enne sardo lasciato morire di fame

Manchester: 62enne sardo lasciato morire di fame

Dal quotidiano “L’Unione Sarda” del 31 marzo 2019, riportiamo l’articolo di V.F. su una triste vicenda che risale al 2016 ma rivelata dai quotidiani inglesi solo qualche giorno fa.

Era caduto e aveva battuto la testa. Per questo Giuseppe “Joe” Ulleri era stato ricoverato al Manchester Royal Infirmary. Ma qui, in questo ospedale, Joe è morto perché per quasi venti giorni non sarebbe stato alimentato dal personale sanitario. L’episodio risale al 20 marzo 2016 ed è tornato d’attualità grazie all’inchiesta aperta dal coroner di Manchester su sollecitazione della famiglia e ora finita su diversi quotidiani d’Oltremanica e davanti alla giuria in un processo. Ulleri, affetto da  sindrome di down, aveva 62 anni ed era figlio di una coppia di emigrati sardi trasferitasi nel Lancashire subito dopo la seconda guerra mondiale.

Il dolore del fratello

Giovanni Ulleri, fratello di Joe, ha raccontato il suo dolore davanti ai giurati: “È morto nella maniera più orrenda. Mio padre Pietro se n’è andato poche settimane dopo perché non ha retto a questa tragedia. Joe era un uomo buono che sapeva farsi benvolere“. La giuria ha concluso che  il paziente è “deceduto per gravi mancanze nella cura generale“. Una vera e propria accusa.

Le cause della tragedia

Tecnicamente, Joe è morto per polmonite da aspirazione ed embolia polmonare. Cioè, il cibo con cui veniva alimentato è finito nei polmoni determinando una grave infezione. La conferma alle tesi accusatorie è arrivata da un consulente del coroner che ai giurati ha spiegato nei dettagli cosa è accaduto in quei drammatici giorni di ricovero. L’uomo, che aveva ovvi problemi di comunicazione, è stato alimentato attraverso delle cannule, prima inserire nell’esofago e poi direttamente nello stomaco, in posizione supina. Ovvero proprio la posizione controindicata.

Segnali di incuria

I dottori che lo hanno preso in cura, tra l’altro, pare non si sonoo resi conto dell’entità delle sue ferite, tanto da dimetterlo alcuni giorni più tardi, nonostante avesse il polso ed il femore fratturati e delle gravi lesioni alle vertebre del collo. Ma lo staff interessato dell’Arche lo aveva subito riportato in ospedale il giorno seguente. La corte ha annotato che Joe aveva subito una vistosa perdita di peso, proprio perché non nutrito per tanti giorni. Al ricovero pesava 56 chili, alla morte 44. La mancanza di alimentazione ha aumentato il suo rischio di infezione.


Il monito

I fratelli di Joe, Giovanni e Peter, nell’udienza hanno detto: “Speriamo che la storia di Joe possa servire da monito affinché venga cambiato il modo di curare e assistere le persone che hanno difficoltà nel comunicare il loro stato. La sua morte prematura è il fallimento dell’aMri, che avrebbe dovuto prendersi cura di lui”. Una dirigente dell’ospedale ha ammesso davanti alla corte: “Le cure fornite a Joe sono scese ben al di sotto dei nostri standard e per questo ci scusiamo sinceramente”. Joe Ulleri era nato a Bolton, ma era cresciuto a Manchester. Nell’ultimo periodo, viveva in una struttura assistita, l’Arche di Withington. Sino alla caduta nel febbraio di tre anni fa che ha dato il via a una serie di eventi sfortunati interrotti solo dalla sua morte.

Fonte V.F. – L’Unione Sarda

 

 

Adempimento all’obbligo di trasparenza previsto dalla Legge 124/2017.

Adempimento all’obbligo di trasparenza previsto dalla Legge 124/2017.

CREI-ACLI
Via Roma 173, Cagliari
C.F. 92000400926

Io sottoscritto Mauro Carta, in qualità di Legale Rappresentante di CREI-ACLI, consapevole che la Legge 124/2017 (art 1, cc 125 e segg) richiede agli enti non profit la pubblicazione nei propri siti o portali digitali delle “informazioni relative a sovvenzioni, contributi, incarichi retribuiti e comunque a vantaggi economici di qualunque genere ricevuti” da enti e società pubbliche, pena la restituzione delle somme incassate, DICHIARO che i dati e le informazioni qui riportate relative alle suddette risorse incassate nel corso del 2018 sono complete e rispondono al vero”

Cagliari , 27/02/2019 

Provenienza Progetto Contributo
Regione Autonoma della Sardegna. Assessorato del lavoro, Formazione Professionale, Cooperazione e Sicurezza Sociale. Direzione Generale del Lavoro. Servizio Coesione Sociale Legge Regionale 7/91 Saldo contributo annualità 2017  – Periodo incasso 2018  2.200,00 €
Regione Autonoma della Sardegna. Assessorato del lavoro, Formazione Professionale, Cooperazione e Sicurezza Sociale. Direzione Generale del Lavoro. Servizio Coesione Sociale Legge Regionale 7/91 Anticipazione contributo annualità 2018 – Periodo incasso 2018                8.250,00 €
Regione Autonoma della Sardegna. Assessorato del lavoro, Formazione Professionale, Cooperazione e Sicurezza Sociale. Direzione Generale del Lavoro. Servizio Coesione Sociale Studio dei flussi migratori e l’elaborazione delle politiche di intervento. Progetto Regionale 2017 – Periodo incasso 2018               30.000,00 € 
Regione Autonoma della Sardegna. Assessorato del lavoro, Formazione Professionale, Cooperazione e Sicurezza Sociale. Direzione Generale del Lavoro. Servizio Coesione Sociale I Flussi migratori in Sardegna e l’elaborazione di politiche di intervento. II Annualità 2018 – Periodo incasso 2018 30.000,00 €

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Harcèlement moral des bergers sardes. La solidarité de CREI et ACLI: “Il faut controller qui transforme le lait et favorise la coopération”

Harcèlement moral des bergers sardes. La solidarité de CREI et ACLI: “Il faut controller qui transforme le lait et favorise la coopération”

Depuis quelques jours les bergers sardes renversent du lait sur les routes et les places de nos villages: chaque goutte représente la dignité de ces gens la sueur et le sacrifice de beaucoup d’éleveurs qui n’ont plus aucun espoir. Cela concerne une lutte importante faite pour obtenir des meilleurs prix et des accords équitables entre ceux qui produisent et ceux qui achètent et transforment le produit. 

Sur environ 12.000 entreprises pastorales sardes 10.093 produisent du lait pour le Pecorino Romano qui représente le 8154% de pecorino DOP produit en Italie le 52% de celui produit en Europe. Le Pecorino Romano est en surplus de plus de 100.000 quintaux. On est passé de 939€/kg de mai 2015 avec du lait payé 120€ à 559€/kg en février courant. Ce fromage représente en Sardaigne 60% de tout le Pecorino produit par conséquent ce dernier détermine le prix de tout le lait de brebis et de ses dérivés. 

Il semble clair que le problème ne puisse pas être résolu simplement en encourageant les producteurs solution qui serait un simple remède. Il faut mettre en place des règles claires un contrôle strict des industries qui transforment et en même temps des actions directes qui favorisent le développement de centrales de coopérations des producteurs et la formation sur le territoire de techniciens spécialisés qui aident les producteurs à faire face aux marchés internationaux. 

Les associations ACLI Cagliari et CREI ACLI SARDEGNA sont proches aux nombreux bergers et à leurs familles et sont prêtes à soutenir toutes les actions pacifiques utiles à revendiquer le droit à une compensation équitable du produit. C’est pour cette raison que nous demandons un engagement concret à la Région Sarde ainsi qu’à tous les décisionnaires au niveau national et international aux industriels et au système de la coopération. 

Il faut travailler ensemble afin de trouver dès que possible une solution à long terme et durable à ce conflit avant qu’il ne soit trop tard.

Conflicto Pastores Sardos. La solidaridad de CREI y ACLI:  “Controla a quien transforma la leche y fomenta la cooperación”

Conflicto Pastores Sardos. La solidaridad de CREI y ACLI: “Controla a quien transforma la leche y fomenta la cooperación”

Desde hace algunos días, los pastores sardos están vertiendo la leche en las calles y plazas de nuestros pueblos: cada gota contiene la dignidad de estas personas, el sudor y el sacrificio de tantos ganaderos sin alguna esperanza. Esta es una lucha importante, hecha para reivindicar una mejora de precios, acuerdos justos entre quienes producen y los consumidores industriales que compran y transforman el producto.

De unas 12,000 empresas pastorales sardas; 10.093 producen leche para el Pecorino Romano, que representa el 81.54% del pecorino DOP producido en Italia, el 52% de los de la UE. El Pecorino Romano se encuentra con un excedente de más de 100.000 quintales de pasta de queso. Ha pasado de los € 9,39 por kilogramo en mayo de 2015, con la leche pagada a € 1,20, a € 5,59 por kilo este febrero. Ese queso en Cerdeña representa el 60% de todos los pecorinos producidos, por lo tanto determina el precio de toda la leche de oveja y los derivados.

Está claro que el problema no se puede resolver simplemente estimulando a los productores, una solución que sería un mero paliativo, son necesarias regulaciones claras, un control estrecho de las industrias transformadoras y, por otro lado, acciones directas para alentar el establecimiento de centrales de cooperación de productores y capacitación en el territorio de técnicos preparados que ayuden a los productores a enfrentar los mercados internacionales.

Las ACLI DE CAGLIARI Y EL CREI ACLI CERDEñA están apoyando a muchos pastores y sus familias, listos para ayudar con todas las acciones pacíficas útiles para reclamar el derecho a una justa compensación del producto. Por este motivo, queremos pedir un compromiso concreto no solo con la región sarda, sino con todos los responsables de la toma de decisiones, incluso a nivel nacional e internacional, con los propios industriales y con el sistema de cooperación: Ante esta disputa debemos trabajar juntos para encontrar una solución duradera y estable lo antes posible, antes de que sea demasiado tarde.

Vertenza Pastori Sardi. La solidarietà di CREI e ACLI: “Controllare chi trasforma il latte e favorire la cooperazione”

Vertenza Pastori Sardi. La solidarietà di CREI e ACLI: “Controllare chi trasforma il latte e favorire la cooperazione”

Da giorni i pastori sardi stanno versando il latte nelle strade e nelle piazze dei nostri paesi: ogni singola goccia racchiude la dignità di queste persone, il sudore e il sacrificio di tanti allevatori senza più speranza. Si tratta di una lotta importante, fatta per chiedere prezzi migliori, accordi equi tra chi produce e gli industriali che acquistano e trasformano il prodotto.

Su circa 12.000 imprese pastorali sarde 10.093 producono latte per il Pecorino Romano che rappresenta l’81,54% dei pecorini DOP prodotti in Italia, il 52% di quelli Ue. Il Pecorino Romano si trova con un’eccedenza di oltre 100.000 quintali di pasta di formaggio. Si è passati dai 9,39 € a chilogrammo del maggio del 2015, con il latte pagato a 1,20€, ai 5,59€ al chilo di questo febbraio. Quel formaggio in Sardegna rappresenta il 60% di tutti i pecorini prodotti, di conseguenza determina il prezzo di tutto il latte ovino e dei derivati.

Appare chiaro che il problema non possa essere risolto semplicemente incentivando i produttori, soluzione che sarebbe un mero palliativo, ma siano necessarie regole chiare, un controllo stretto delle industrie che trasformano, e, dall’altra parte azioni dirette a favorire la nascita di centrali di cooperazione dei produttori e alla formazione sul territorio di tecnici preparati che aiutino i produttori ad affrontare i mercati internazionali.

Le ACLI DI CAGLIARI E IL CREI ACLI SARDEGNA sono vicini ai tanti pastori e alle loro famiglie, pronti al sostegno di tutte le azioni pacifiche utili a rivendicare il diritto ad un equo compenso per il prodotto. Per questo vogliamo chiedere un impegno concreto non solo alla Regione Sarda, ma a tutti i decisori, anche a livello nazionale e internazionale, agli stessi industriali e al sistema della cooperazione: occorre lavorare assieme affinché si trovi al più presto una soluzione duratura e stabile per questa vertenza, prima che sia troppo tardi.

L’Sos dei sardi in Venezuela

L’Sos dei sardi in Venezuela

Dal quotidiano “La Nuova Sardegna” di oggi 01 febbraio 2019, riportiamo l’interessante articolo di Claudio Zoccheddu sulla situazione dei sardi residenti in Venezuela, in seguito all’Sos lanciato dal CREI Sardegna.

L’appello degli emigrati sardi: “Non si trovano medicine e cibo”

Un paese in ginocchio dove il conto più salato viene pagato dai cittadini, tra cui tantissimi immigrati costretti a convivere con la fame e con tutte le difficoltà che stanno trasformando il Venezuela in una terra dove le certezze durano un attimo e le incertezze non hanno la data di scadenza.
In mezzo a d una situazione che definire complicata non è altro che un eufemismo ci sono anche 350 sardi, tra cui emigrati arrivati in Sud America subito dopo la seconda guerra mondiale e quelli che invece hanno cercato la fortuna in tempi più recenti.

Isabel Carbajal è una delle centinaia di emigrate che hanno le radici in Sardegna, nonostante le generalità possano sembrare prettamente autoctone. Isabel, infatti, è italiana e nella sua vita la Sardegna ha avuto un ruolo fondamentale: “Mia madre è nata a Palermo ma poi si è trasferita in Sardegna, a Samassi, prima di partire in Venezuela insieme alla sua famiglia – spiega Isabel che adesso vive in Sardegna dopo essere riuscita ad abbandonare il Venezuela qualche anno fa. I suoi parenti, tra cui altri sardo-venezuelani, non hanno avuto la sua fortuna: “Mio cugino è ancora in Venezuela. Ha la doppia cittadinanza perché il padre era di Sestu e grazie a questo è riuscito a far arrivare il figlio in Sardegna, dove ha ottenuto il permesso di soggiorno come figlio di italiano”.
Le notizie che arrivano dal padre in Venezuela, però, sono tutt’altro che rassicuranti: “Stiamo parlando di un paese in cui è difficile trovare da mangiare, dove la moneta non vale nulla ma, anche avendo la disponibilità economica, non è comunque possibile trovare cibo perché non se ne trova, i supermercati sono vuoti. Lui mi dice che mangia carne una volta al mese, se va bene. Per questo è costretto ad arrangiarsi come fanno tante persone che pur dimettere qualcosa sotto i denti sono costrette a rovistare nella spazzatura. Poi c’è la situazione di tanti emigrati, anche sardi, che sono costretti a tirare avanti con una pensione. Io vi dico che è impossibile e quindi la situazione sarà complicatissima”.

Se trovare il cibo è un’impresa, raccattare medicinali è praticamente impossibile anche per gli anziani: “Proprio cosi, lo dimostra anche la mia storia. Noi siamo andati via dal Venezuela quando ci siamo accorti che la situazione stava precipitando– spiega Isabel- Chavez stava per lasciare il paese in mano a Maduro e noi abbiamo fatto le valigie per ritornare in Sardegna. I nostri parenti, invece, sono rimasti. Avevano la casa, il lavoro, i figli che andavano a scuola. Purtroppo non hanno avuto fortuna”.
Il racconto di Isabel spiega alla perfezione il male di cui soffre il Venezuela: “Quando si è ammalata mia sorella è stata visitata in ospedale e rimandata a casa dicendo che non aveva nulla. Quando siamo riusciti a farla arrivare in Sardegna i medici hanno scoperto un enorme carcinoma all’utero, purtroppo già in metastasi. I medici sardi ci hanno chiesto come fosse possibile che in Venezuela non se ne fosse accorto nessuno, dato che la diagnosi era evidente. Ma la realtà è che se ti ammali in Venezuela e non hai soldi, sei morto”.

Isabel, ha anche una cugina, che fa il medico: “Ma si è ammalata e ad agosto del 2018 gli abbiamo mandato 800 euro. Sono stati inutili perché non ci sono medicine e purtroppo è morta. In Venezuela si  muore di diabete ma anche di pressione alta. Racconto una storia: in un reparto di ostetrica in un ospedale di Caracas sono morti 15 neonati di influenza. Sembra assurdo, vero? Invece è cronaca”. Scappare dall’inferno del Venezuela è un desiderio difficile da realizzare. Chi ci riesce, però, spesso è solo a metà dell’opera. “ I miei parenti non hanno trovato lavoro in Sardegna– conclude Isabel- vivono in 7 con una pensione minima. Non è facile, speriamo che qualcuno ci possa aiutare”.

Fonte “Claudio Zoccheddu –La Nuova Sardegna-“

Agevolazioni per gli elettori sardi residenti all’estero

Agevolazioni per gli elettori sardi residenti all’estero

In vista delle Elezioni Regionali del 24 febbraio 2019, ricordiamo agli elettori sardi iscritti all’AIRE (Anagrafe italiana residenti all’estero) e quelli che hanno in corso la procedura di iscrizione, attestata dall’Ufficio consolare dello Stato estero di provenienza, che hanno diritto ad un contributo per la partecipazione al voto.
In particolare, l’agevolazione è prevista per le elezioni comunali, le elezioni provinciali, le elezioni regionali e per i referendum abrogativi e consultivi a carattere strettamente regionale. 

Il contributo è commisurato alle spese di viaggio effettivamente sostenute, fino a un massimo di 250 euro per gli elettori provenienti da paesi europei e di 1.000 euro per gli elettori provenienti da paesi extraeuropei

In caso di ballottaggio, l’elettore rientrato all’estero che affronta un nuovo viaggio ha diritto a un ulteriore contributo, se dimostra l’avvenuto spostamento tramite i biglietti di viaggio relativi all’intero tragitto. 

L’interessato deve presentarsi presso il Comune nel quale ha votato e consegnare al funzionario incaricato la documentazione precedentemente indicata. 
Il contributo sarà erogato all’interessato dall’Amministrazione comunale soltanto se la documentazione presentata sarà completa. 
Solo successivamente il Comune potrà richiedere il rimborso alla Regione, che provvederà a rimborsare all’Ente le somme anticipate unicamente se la richiesta sarà accompagnata da tutta la documentazione prevista.

Requisiti:
Gli elettori devono: 
– essere iscritti all’Anagrafe italiana residenti all’estero (Aire) di un Comune sardo (possono beneficiare dell’agevolazione anche gli elettori per i quali la procedura di iscrizione sia ancora in corso, se attestata dall’Ufficio consolare dello Stato estero di provenienza); 
– aver espresso il proprio voto; 
– dimostrare con i biglietti dell’intero viaggio di essere arrivati al Comune sardo non prima dei due mesi antecedenti la data delle votazioni e ripartire verso il Paese estero di residenza entro i due mesi successivi alle votazioni. 

Non hanno, invece, diritto al contributo gli elettori che si trovano all’estero per motivi di studio o per lavoro a tempo determinato che non possono, per legge, trasferire la residenza all’estero. 

Documentazione:
Documentazione che l’elettore deve presentare al Comune in cui ha votato: 
– tessera elettorale o autorizzazione sostitutiva della stessa, vidimata presso la sezione elettorale e attestante l’avvenuta votazione; 
– documento d’identità; 
– biglietti e carte d’imbarco di andata e ritorno da cui risulti che il viaggio è stato effettuato entro i termini indicati alla voce “requisiti”. 

Per scaricare la modulistica e per maggiori informazioni, consultare il sito della Regione Sardegna cliccando sul seguente link www.regione.sardegna.it

Sardi in Venezuela: non abbandoniamoli!

Sardi in Venezuela: non abbandoniamoli!

Sardi in Venezuela tra crisi e rischio guerra civile. Il CREI alla Regione Sardegna: non abbandoniamoli, è necessario aiutarli.

Sono oltre 350 (dati Aire) i sardi residenti in Venezuela. Fanno parte della vasta comunità di italiani perfettamente inseriti nella società venezuelana ed ora, dopo anni di crisi economica e sociale, vivono una situazione di precarietà e povertà.
Oggi, con il paese sull’orlo della guerra civile, non ci sono notizie certe sulla loro condizione. “In questa situazione non bastano le politiche dirette alla promozione culturale/commerciale della Sardegna” sostiene CREI Acli, “ma è necessario attivare dei canali diretti per portare aiuti umanitari e sostenere i nostri emigrati”.

I sardi in Venezuela sono una comunità numerosa e ben organizzata e un loro rappresentante ha fatto parte della Consulta Regionale per l’Emigrazione. Il questi giorni il CREI Acli Sardegna si sta impegnando per sostenere diverse famiglie che sono arrivate in Sardegna con l’aggravarsi della crisi.

Alla Regione Sarda si chiede di impegnarsi pressi i competenti Ministeri per ottenere notizie certe sulla condizione dei nostri conterranei nel paese Sudamericano, verificare se esistano situazioni di bisogno o pericoli per la comunità sarda ed eventualmente promuovere ogni iniziativa di solidarietà utile ad aiutare i nostri corregionali in Venezuela e le loro famiglie.