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Fondazione Con il Sud: 4,5 milioni a disposizione

Fondazione Con il Sud: 4,5 milioni a disposizione

Bando Socio Sanitario “Con il Sud”: 4,5 milioni a disposizione. Mercoledì 12 a Cagliari il seminario organizzato da Acli e Crei.

Saranno finanziati progetti di contrasto alla povertà e per la sperimentazione di cure specifiche per le “nuove dipendenze” proposti dalle associazioni del terzo settore. La scadenza delle domande è fissata per il 17 aprile. Il seminario, gratuito e organizzato in collaborazione con Crei Acli, si terrà nella sede Acli di viale Marconi 4, a partire dalle 18. Interverranno tra gli altri Mauro Carta (Fondazione con il Sud) e Silvio Lai (Esperto di politiche sanitarie)

Sono oltre 12 milioni gli italiani che nell’ultimo anno sono stati costretti a rinviare le cure mediche per motivi economici (dati Fondazione Banco Farmaceutico dicembre 2019). In crescita anche le “nuove dipendenze”, ovvero quelle che non comportano l’uso di sostanze chimiche ma implicano un abuso di comportamenti o attività lecite, ad esempio gioco d’azzardo, shopping compulsivo, dipendenza patologica dalle nuove tecnologie (Libro Blu 2017 dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e studio GFK).

Su questi due ambiti di intervento ha deciso di scendere in campo la Fondazione “Con il Sud attraverso il bando “Socio Sanitario 2020. A disposizione delle associazioni del terzo settore della Sardegna e delle altre regioni del Mezzogiorno (Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia) ci sono 4,5 milioni di euro. Le Acli provinciali di Cagliari, in collaborazione con il Crei Sardegna, organizzano per mercoledì 12 febbraio nella sede di viale Marconi 4 a partire dalle 18, un seminario informativo gratuito indirizzato ai destinatari del bando, nel corso del quale verranno approfondite le modalità di presentazione dei progetti e di partecipazione.

In partnership formate da almeno tre associazioni, più l’ente pubblico responsabile dei servizi socio-sanitari del territorio in cui si vuole intervenire, i richiedenti dovranno proporre interventi in uno solo degli ambiti previsti: lo sviluppo di sistemi innovativi e integrati di accesso alle cure per persone in condizione di povertà sanitaria (a disposizione 3 milioni di euro) oppure la sperimentazione di metodologie alternative di cura per le nuove dipendenze (a disposizione 1,5 milioni di euro). Potrà essere coinvolto anche il mondo delle istituzioni, dell’università, della ricerca e quello economico.

Il Bando, scadenza 17 aprile, prevede due fasi: la prima, finalizzata alla selezione delle proposte con maggiore potenziale impatto sul territorio e la seconda, di progettazione esecutiva, con l’obiettivo di ridefinire eventuali criticità rilevate nella fase di valutazione.

La Sardegna è tra le regioni più in difficoltà a livello nazionale, seconda per i viaggi della speranza con oltre 14mila trasferte per curarsi nel 2017 – spiega Mauro Carta membro del CDA della Fondazione con il Sud –, il Terzo settore, anche nell’Isola, sempre più spesso è chiamato a sostituirsi al Sistema Sanitario Nazionale e a garantire servizi importanti per tante persone in difficoltà. Il bando della Fondazione con il Sud rappresenta una grande opportunità per rafforzare questa azione e ampliare la platea dei beneficiari”.

Gli interessati alla partecipazione al seminario possono contattare la segreteria organizzativa per l’iscrizione allo 070 43039 o all’indirizzo di posta elettronica acliprovincialicagliari@gmail.com

Seminario “La disuguaglianza territoriale in Sardegna”

Seminario “La disuguaglianza territoriale in Sardegna”

In attesa del rapporto sui flussi migratori e lo spopolamento in Sardegna, il seminario ha visto la presentazione della ricerca condotta da Marco Cocco sulle “Disuguaglianze territoriali”.
Nel corso dell’incontro si è fatta una mappatura di quella che è la situazione socio demografica in Sardegna, andando ad analizzare il territorio ed alcuni indicatori significativi della situazione socio economica.

La percezione della disuguaglianza

Per disuguaglianza si intende la mancanza di opportunità, o di divario tra quello che si percepisce di avere rispetto agli altri. È un tema molto sentito che di solito viene declinato dalla stampa o dai media in termini di reddito o di ricchezza.

Con un focus sulle aree rurali è emerso che ci sono tre grandi disuguaglianze:

1. L’ineguaglianza economica:  la quota di popolazione a rischio povertà è recentemente diminuita, avvicinandosi a quella delle città, che paradossalmente è aumentata.
2. Disuguaglianze sociali: lo spostamento dei servizi pubblici e privati verso le città. Si è riscontrato uno spostamento di ricchezza dai territori più esterni, ovvero le aree interne, verso la città.
3. Mancato riconoscimento del ruolo delle persone:  il bisogno specifico di servizi essenziali ignorati. 

È la cosiddetta disuguaglianza di riconoscimento, cioè quella che le persone sentono come ruolo, esigenza, aspirazioni che vengono ignorate dalla società e quindi sentendosi invisibili si ritrovano in una condizione di frattura, quasi imprigionati nei territori in cui vivono. Questo accade non solo nelle aree rurali ma anche all’interno delle grandi città, tra i centri e le periferie, tra le piccole e le grandi città.

Le cause delle fratture città – campagna

Sono tre le politiche di sviluppo portate avanti negli ultimi 30 anni e responsabili di avere accresciuto il divario rurale – urbano:

1. Riforme istituzionali che non tengono conto dello spazio: ovvero l’idea che le riforme potessero andar bene per qualsiasi territorio, nonostante le diversità dei territori.
2. L’approccio accomodante nei confronti delle multinazionali: la superiorità del mercato che parte dall’idea che esso possiede tutte le informazioni necessarie su dove collocare beni e servizi.
3. Sussidi compassionevoli: i cosiddetti sussidi a pioggia. L’idea che, poiché le tensioni sociali si formano e crescono molto velocemente nei territori a seguito delle prime due politiche, si erogano sussidi per far si che il conflitto sociale non superi determinati livelli.

Quali sono le azioni necessarie per cambiare la questa  situazione?

1. Conoscenza ed innovazione: conoscere i territori e quello che possono offrire.
2. La conoscenza propria di un luogo da parte dei suoi abitanti. Essi devono essere coinvolti mediante la collaborazione tra le istituzioni locali (regione, comuni, enti dei comuni) e il mercato, con le esigenze che esso porta con le grandi aziende.
3. Potere ed economia politica: motivazioni e incentivi devono esistere o essere progettati a misura del governo del territorio.

Lo Stato deve dettare delle linee guida, delle strategie di medio o lungo periodo su ciò che si vuole creare, ma non deve intromettersi nelle scelte dei territori.
4. Promuovere a livello locale uno spazio permanente per un dibattito acceso, informato e ragionevole, affidando agli enti locali la responsabilità di prendere decisioni, e promuovendo al contempo il dibattito pubblico e l’innovazione.

È necessario che il dibattito sia acceso in quanto c’è bisogno di confrontarsi, discutere delle questioni che interessano quel territorio; informato, perché gli abitanti devono avere tutte le informazioni necessarie, ad esempio nel caso debba essere costruita un’infrastruttura devono conoscere costi e benefici; ragionevole perché bisogna saper ascoltare il punto di vista degli altri.
Tutto ciò deve essere affidato in primis agli enti locali in collaborazione col terzo settore.
In questo processo e dibattito pubblico è indispensabile il coinvolgimento di tutti coloro che vivono in quel territorio.
5. Affidarsi a risorse umane altamente competenti in questo settore per rendere consapevoli le politiche regionali, quindi non solo economisti , ma anche sociologi, antropologici, psicologici. Risorse  che sappiano guidare processi complessi ad alta conflittualità per via del confronto.

Disuguaglianza di riconoscimento

Per capire meglio la disuguaglianza di riconoscimento sono stati presi in considerazioni tre beni pubblici fondamentali: salute, istruzione e mobilità. Per mobilità si intende il tempo di percorrenza che le persone impiegano per raggiungere scuole, ospedali, posto di lavoro e le infrastrutture presenti nel territorio.

Nella mappa  si può notare che le aree più scure rappresentano le città metropolitane, quelle che attraggono i servizi; in verde le aree periferiche, quelle più lontane dai servizi  in termini di minutaggio.
Si è stabilito che se si abita in un centro metropolitano ci si impiegano meno di 20 minuti per raggiungere uno di questi tre servizi, quindi si ha una scarsa difficoltà.
Quando ci si impiegano circa 40 minuti si è in un’area un area più lontana, detta area intermedia.
Se il tempo necessario arriva fino ad un massimo di 1h30 si è in un area ultra periferica, quindi si è isolati. Questo determina la disuguaglianza di riconoscimento, le persone si ritrovano ingabbiate nel territorio in cui vivono.

Per entrare nello specifico della Sardegna si è usato il reddito annuo. Il reddito è un indicatore molto semplice ma anche uno dei più rivelatori della situazione in cui le persone si ritrovano a vivere.

Nella cartina, le aree in rosso sono quelle con i redditi più bassi, tra i 15 mila e i 16 mila euro annui. L’area  più ricca è la città metropolitana di Cagliari.

Reddito medio imponibile (2014)

La città metropolitana di Cagliari è il territorio con il maggior reddito medio imponibile(20.372), segue Sassari( 16.990), mentre la provincia del Sulcis Iglesiente è quella con il reddito più basso, -di 14mila euro.

La densità demografica

La concentrazione demografica si ha soprattutto nella città metropolitana di Cagliari.
È interessante notare come, tra una superficie di 1.248 km²  con 17 comuni che ne fanno parte (346 abitanti per km².) e la provincia di Sassari, nonostante vanti 92 comuni in una superficie maggiore(7.692.09 km²), ci sia ben poca differenza col numero della popolazione residente. Questo è dovuto al fatto che nella città metropolitana c’è una maggiore concentrazione di servizi che porta la popolazione a migrare e concentrarsi in quei luoghi.

L’incidenza della popolazione straniera

A primo impatto si potrebbe pensare che sia  la città metropolitana di Cagliari ad avere il maggior numero di stranieri. In  realtà la provincia di Sassari, essendo un territorio più grande, conta 4 abitanti stranieri ogni 100, contro i 3 di Cagliari.

La popolazione con un basso titolo di studio

La popolazione con la più bassa percentuale si trova nella città metropolita di Cagliari(16%), quella più alta nella provincia di Oristano(22,9%).

Tutti questi dati  ci fanno capire  come la concentrazione dei servizi essenziali comporti tutta una serie di faglie che si stanno andando a formare e che nel corso dei decenni si sono ingrandite.

Seminario “Emergenza Venezuela: la crisi e il rischio di una guerra civile”.

Seminario “Emergenza Venezuela: la crisi e il rischio di una guerra civile”.

Svoltosi sabato mattina, il seminario ha voluto sensibilizzare l’opinione pubblica, in particolare le istituzioni, sull’attuale emergenza in Venezuela.

Uno degli obiettivi principali dell’incontro è quello di aprire ad eventuali collaborazioni con il paese venezuelano, sia per i forti legami che uniscono l’Italia al Venezuela (basti pensare al flusso migratorio avvenuto dopo la seconda guerra mondiale) sia per la presenza nel paese venezuelano di tanti cittadini sardi (350 secondo i dati AIRE) .

Come Crei – spiega il presidente del Crei, Mauro Cartaabbiamo il dovere di aprire un legame di collaborazione per far capire che come associazione di tutela siamo presenti. Ovviamente la situazione è difficilissima, oltre a non arrivare gli aiuti umanitari sta diventando sempre più difficoltoso  comunicare con loro. In questi giorni si è provato a contattare tanti cittadini sardi iscritti all’Aire ma da parte loro nessuna risposta”. 

Ricordiamoci che il paese sudamericano in questi giorni sta vivendo il più lungo blackout della sua storia, con conseguenze gravissime  sia a livello di  telecomunicazioni (reti telefoniche ed internet fuori uso) sia a livello ospedaliero( 80 bambini morti nel reparto neonatale di un ospedale di Maracaibo, come riporta un tweet del canale tv venezuelano  EN VIVO).

 

 

La sanità pubblica venezuelana  è praticamente al collasso. Gli ospedali  soffrono di carenze di forniture base: guanti, garze, siringhe, kit chirurgici, acqua corrente, elettricità . Mancano  farmaci generici quali analgesici, antistaminici, vitamine e collirio, ma anche  antibiotici, antidolorifici ed  insulina.
Se un paziente dovesse aver bisogno di un determinato farmaco e non è disponibile, allora dovrà procurarselo da solo. Chi chiede aiuto alla famiglia e chi si rivolge al mercato nero.

Uno degli obiettivi prefissati dal Crei è aprire un canale umanitario coinvolgendo le farmacie di Cagliari ed hinterland per una raccolta di medicinali.
Coinvolgere l’ong  IPSIA delle Acli per  attivare dei canali diplomatici per capire quali sono le principali esigenze rispetto alle priorità.
Diverse sono le  ipotesi che si potrebbero studiare insieme alle tante altre organizzazioni presenti nel territorio italiano che si occupano di queste emergenze.