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Workshop “Project Cycle Management”

Workshop “Project Cycle Management”

Workshop “Project Cycle Managemet”: idee e progetti per lo sviluppo della Sardegna

Si terrà a luglio  il workshop PCM – Project Cycle Management (Gestione del ciclo del progetto) organizzato dal Crei Acli Sardegna in collaborazione con le Acli di Cagliari, Ipsia Sardegna e l’ASD Blue Sardinia.

In questi ultimi anni la maggior parte dei programmi finanziati dalla Commissione europea e di quelli promossi a livello dei singoli Stati membri, prevede che si lavori “per progetti integrati e in partenariato”, vale a dire progetti composti da azioni di natura diversa, ideati e portati avanti da un gruppo di enti e soggetti differenti.

Il Project Cycle Management è la metodologia e l’insieme di strumenti che la Commissione ha introdotto agli inizi degli anni ’90 per garantire una maggiore efficacia e qualità dei progetti e dei programmi. Il PCM scandisce infatti le diverse fasi di un progetto e trattandosi di un percorso ciclico, consente di sottoporre il progetto a verifica continua, sin dalla sua prima formulazione, ponendo attenzione ad alcuni aspetti importanti quali la pertinenza, la coerenza interna e la sostenibilità.

Il workshop prevede due  moduli ravvicinati da 4 ore ciascuno. Si terrà a luglio (date ancora da definire) dalle ore 15.30 alle ore 19.30, nella sede del Crei in Via Roma 173 a Cagliari.

Per le iscrizioni è necessario scrivere una e-mail a acliprovincialicagliari@gmail.com o chiamare il numero 07043039

 

Riaperte le iscrizioni al progetto” Talent In Sardinia”

Riaperte le iscrizioni al progetto” Talent In Sardinia”

Riaperte le iscrizioni al progetto “Talent In Sardinia”

Crei Acli Sardegna in collaborazione con Acli Cagliari, Ipsia Sardegna, Iares, Noviservice srl, Mind your Mind, Fondazione di Sardegna e Blue Sardinia riapre le iscrizioni per  “TALENT IN SARDINIA” un progetto rivolto a giovani emigrati di età compresa  fra i 18 ed i 35 anni, che si terrà in Sardegna dal 23 settembre al  31 ottobre 2019.

L’obiettivo del progetto è attrarre in Sardegna giovani emigrati e/o figli di emigrati provenienti da paesi  stranieri  UE e extra UE.
 Il progetto è finalizzato all’attivazione di processi di promozione culturale, turistica e socio-economico, contribuendo a creare una nuova generazione di talenti.

Nello specifico si intende:
– favorire lo sviluppo di idee e progetti innovativi  per la Sardegna; 
– contribuire alla modernizzazione del sistema produttivo locale;
-creare reti e partnership internazionali.

Come candidarsi

Per presentare la propria candidatura compilare il form di iscrizione on-line (https://forms.gle/hRTYLptew4eZFpgE9) specificando i propri dati personali, idea da sviluppare, obiettivi  e allegando il CV.
Il CREI sarà responsabile di verificare la domanda e, in caso questa soddisfi i requisiti previsti, di accettarla.

Le candidature potranno essere presentate sino al 31 luglio 2019


Requisiti di partecipazione

  • Essere un giovane emigrato o figlio di emigrati (1^ e 2^ generazione).
  • Avere un’età compresa tra i 18 ed i 35 anni.

Costi

  • Vitto e alloggio saranno a carico di Crei Acli Sardegna;
  • La copertura del 70% delle spese di viaggio fino ad un massimo di 600 euro per i paesi extra UE, e 300 euro per i paesi UE.

Per  maggiori informazioni potete scriverci all’indirizzo mail creisardegna@gmail.com

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Dal Crei una raccolta fondi per aiutare le famiglie sarde immigrate e inviare medicinali in Venezuela

Dal Crei una raccolta fondi per aiutare le famiglie sarde immigrate e inviare medicinali in Venezuela

Si aggrava la situazione in Venezuela. Dal Crei una raccolta fondi per aiutare le famiglie sarde immigrate e inviare medicinali.

Nei prossimi giorni verrà avviata la raccolta di risorse per consentire ai sardi in Venezuela che lo desiderano di ritornare in patria. Mauro Carta (Crei Acli Sardegna): “raccoglieremo anche medicinali da inviare non appena si sbloccheranno le frontiere”.

«Con l’aggravarsi dell’instabilità politica nel Venezuela si rende necessario agire direttamente per aiutare le famiglie sarde che vogliono rientrare e non riescono a trovare le risorse per pagare il biglietto. Per questo, nei prossimi giorni, il Crei Acli, in collaborazione con Ipsia Sardegna, attiverà un programma di aiuti per i sardi emigrati nel Paese Sudamericano, un gruppo che secondo gli ultimi dati Aire, è di circa 350 persone». Così il presidente del Comitato Regionale Emigrazione e Immigrazione Acli Mauro Carta sulla questione Venezuelana.

Il Comitato richiede quindi alla Regione Sardegna di attivare un canale diretto con l’ambasciata italiana nel Paese Sudamericano, sia per conoscere particolari necessità dei cittadini che per facilitare il trasferimento dei fondi: «Siamo già in contatto con la sede Acli di Caracas – prosegue Carta –, la nostra azione sarà diretta in prima istanza ad aiutare le famiglie che hanno difficoltà a rientrare in Sardegna, ma, oltre a questo “ponte umanitario”, avvieremo una raccolta di medicinali da inviare non appena si sbloccheranno le frontiere, in modo da soccorrere una popolazione che ha urgente bisogno di assistenza sanitaria».

Per informazioni sulla raccolta e per dare il proprio contributo è possibile inviare una mail a: emergenzavenezuela@gmail.com

I giovani emigrati italiani e la “Carta del Seminario di Palermo”

I giovani emigrati italiani e la “Carta del Seminario di Palermo”

Dal quotidiano “La Stampa” del 29 aprile 2019, riportiamo interessante articolo di Fabio Albanese sul Seminario dei giovani emigrati italiani tenutosi Palermo.

La Carica dei giovani emigrati italiani “Facciamo rete tra le comunità all’estero”

Vogliamo impegnarci per accorciare le distanze tra gli italiani fuori dall’Italia e le istituzioni, con azioni concrete e con l’obiettivo di rendere protagonisti tutti i giovani”, è scritto nella “Carta del Seminario di Palermo”.
Chi l’ha preparata e ora l’ha riposta nel trolley verso casa, è un gruppo di 115 ragazzi under 35, emigrati italiani partiti da pochi anni o di seconda e terza generazione, che per quattro giorni a Palermo ha animato un incontro che assomiglia tanto a una “chiamata alle armi” per affermare la propria italianità, nei Paesi di residenza come pure in quello di origine della famiglia.
A mettere assieme le idee e le esperienze di questi giovani – il 40% tra i “nuovi” emigrati, i “cervelli in fuga”, e il 60% tra gli italiani nati fuori dal Paese – è stato il Consiglio generale degli italiani all’estero (Cgie) con i 107 Comitati degli italiani all’estero (Comites) e le Consulte regionali per l’emigrazione, dopo un lavoro durato tre anni. “Dovevamo far sentire questi giovani parte del soft power dell’Italia – dice Maria Chiara Prodi che è tra gli organizzatori del Seminario per conto del Cgie – e loro hanno colto questa sfida politica, con competenze tecniche e professionali ma anche con il cuore”.

Comune di Palermo e Regione Sicilia hanno contribuito alla realizzazione del Seminario per il quale non c’erano soldi dallo Stato ma quasi solo autofinanziamento. La “Carta” scritta alla fine del percorso è una sorta di impegno solenne a “fare rete” per rafforzare i legami nelle comunità di italiani all’estero, per chiedere attenzione all’Italia verso i loro problemi ma anche per dare un contributo al rafforzamento di ruolo e immagine dell’Italia nel mondo: “Fino a una generazione fa le comunità di italiani all’estero stavano morendo – dice Letizia Airos, giornalista che vive a New York che è stata la relatrice del Seminario – questo incontro, che ha un solo precedente di una decina di anni fa, risveglia queste comunità”.
Molti dei 115 intendono ora candidarsi ai Comites, alcuni ne fanno già parte, tutti si sentono investiti di una missione: “Hanno già elaborato una dozzina di progetti – racconta Prodi – dal turismo di ritorno al network di italiani all’estero, da come mettere insieme vecchia e nuova emigrazione alla Carta dei principi del cittadino mobile. Altri arriveranno nei prossimi mesi”. Le idee diventeranno presto realizzazioni. Sono stati fissati nuovi incontri e entro luglio i progetti saranno “cantierabili”.
I 115, tutti talenti nelle loro attività professionali, vogliono sentirsi italiani anche a migliaia di chilometri di distanza. A Palermo, nella Sicilia che conosce tutte le sfumature delle parole “emigrazione” e “immigrazione”, hanno trovato il modo di mettere in pratica il vecchio detto “l’unione fa la forza”.


Le testimonianze


RUGGERO ROMANO, REGISTA
Un gruppo di artisti per raccontare il paese”     

“Durante queste giornate abbiamo potuto fare ricerche insieme, stilare una lista di progetti veri. Io sto già lavorando a una rete di artisti che creino eventi e portino l’italianità nel mondo”. Ruggero Romano ha 28 anni e vive a Toronto dal 2016.
 Il papà arriva da Napoli ma lui è originario di Torino, dove ha studiato fino alle Superiori: “Poi ho tentato il grande salto – racconta – sono volato a Vancouver per frequentare il corso di cinematografia per un anno. Quindi ho cominciato a lavorare al mio primo documentario, che racconta degli ultimi che vivono qui, i senzatetto, i poveri, i tossicodipendenti. Nel frattempo, lavavo piatti, facevo caffè, vendevo scarpe. Alla presentazione, il film ha avuto un grande successo e questo ovviamente ti fa tanto piacere e ti spinge ad andare avanti”.
Per Ruggero il seminario di Palermo ha dato “una carica emotiva spettacolare” ai partecipanti, tutti “anime pulite”, dice. “Abbiamo creato un network di persone che ci hanno messo le mani e la faccia, disposte a dedicare tempo e competenze per promuovere il nostro modo di essere, noi stessi, nei luoghi dove viviamo. Penso anzitutto all’ambito delle arti e credo che questo sia la maniera più efficace per condividere l’essenza. Penso proprio che sia così che noi oltrepassiamo muri, barriere, e portiamo nel mondo la sostanza del nostro essere italiani”.

 

ANTONELLA LEVY SFORZA, STUDENTESSA
Vogliamo trasparenza e finanziamenti culturali”   

In italia ci era venuta altre due volte, sempre per studio. Ora ci passerà un intero anno, con un assegno di ricerca all’Università di Chieti. Per Antonella Levy Sforza, 28 anni, italiana del Paraguay, lavorare nel paese della sua famiglia di origine, e ad appena qualche chilometro di distanza dal minuscolo paese di Schiavi d’Abruzzo dove erano nati i sui nonni materni, è quasi un sogno che si avvera: “Io mi sento italiana, la domenica la famiglia si riunisce alla stessa tavola, e parlo di trenta persone, cosa che mi risulta ormai in Italia fanno in pochi. Ma l’Italia dal Paraguay, dove siamo solo il 5% della popolazione, è davvero lontana”.
L’esperienza del Seminario di Palermo l’ha caricata: “Per noi in America latina, avere legami con le istituzioni italiane, anche quelle locali, è difficile. Lo è perfino avere notizie, non c’è nemmeno una pagina web. Avere la possibilità di incidere con cambiamenti positivi nella nostra condizione di italiani di seconda  e terza generazione, mi esalta”. Antonella ha un chiodo fisso, la trasparenza: “Come si fa a votare con schede che non arrivano a casa ma in ambasciata, dove un malintenzionato potrebbe anche modificare il voto o far sparire la scheda? Sappiamo che l’Italia fa tanto per noi che siamo lontani ma, per esempio, ci piacerebbe sapere quanto si spende per la cultura. Ci vogliono bilanci trasparenti. Anche su questo contiamo di lavorare”.

 

MICHELA DI MARCO, ACCOGLIENZA ACLI
Più rappresentanza per chi vive lontano”   

“A Palermo si è creato un gruppo perché ci siamo ritrovati nell’unica comune identità possibile, quella di essere italiani all’estero, con la voglia di mettersi al servizio dell’Italia e non soltanto nei nostri Paesi di residenza”. Michela di Marco ha 31 anni ed è originaria di Montecorvino Rovella, un paese della provincia di Salerno.
Da otto anni vive a Toronto dove è anche presidente del Comiter locale. Lavora per le Acli e per una organizzazione no profit che offre servizi di accoglienza a chiunque arrivi in Canada, dai rifugiati agli emigrati economici. “Dopo gli studi mi sono trasferita qui con un visto vacanza-lavoro – racconta – poi ho fatto un master universitario in Scienze politiche e da lì è cominciata la mia carriera all’estero”.
Al Seminario di Palermo è toccato a lei leggere la “Carta”, a fine lavori: “Credo che spetti a noi giovani adesso occupare le posizioni negli organismi di rappresentanza degli italiani all’estero. Certo, con l’aiuto delle generazioni passate, ma occorre un cambio di passo, e dare voce a chi può fare sentire i bisogni di chi vive lontano dal proprio Paese. Ho parlato con le prime generazioni di  migranti e ho capito che i bisogni sono gli stessi, e partono sempre dalla necessità che in Italia si abbia un maggiore riconoscimento del ruolo dei connazionali che vivono in un altro paese”.


Fonte “Fabio Albanese – La Stampa -“

 

 

       

Aperte le iscrizioni per il progetto “TALENT IN SARDINIA”

Aperte le iscrizioni per il progetto “TALENT IN SARDINIA”

Crei Acli Sardegna in collaborazione con Acli Cagliari, Ipsia Sardegna, Iares, Noviservice srl, Mind your Mind, Fondazione di Sardegna e Blue Sardinia presentano “TALENT IN SARDINIA” un progetto rivolto a giovani emigrati di età compresa fra i 18 ed i 35 anni, che si terrà in Sardegna dal 15 Giugno al 15 Luglio e dal 1 settembre al  15 ottobre 2019.

L’obiettivo del progetto è attrarre in Sardegna giovani emigrati e/o figli di emigrati provenienti da paesi stranieri UE e extra UE.
Il progetto è finalizzato all’attivazione di processi di promozione culturale, turistica e socio-economico, contribuendo a creare una nuova generazione di talenti.
Nello specifico si intende:
– favorire lo sviluppo di idee e progetti innovativi  per la Sardegna;
– contribuire alla modernizzazione del sistema produttivo locale;
– creare reti e partnership internazionali.

Come candidarsi

Per presentare la propria candidatura compilare il form di iscrizione on-line (https://forms.gle/g6vACrVEqrc62yLN6) specificando i propri dati personali, l’idea da sviluppare, obiettivi  e allegando il CV.
Il CREI Acli Sardegna sarà responsabile di verificare la domanda e, in caso questa soddisfi i requisiti previsti, di accettarla.

Le domande potranno essere presentate sino al 20 maggio.

 

Requisiti di partecipazione

  • Essere un giovane emigrato o figlio di emigrati (1^ e 2^ generazione).
  • Avere un’età compresa tra i 18 ed i 35 anni.

Costi

  • Vitto e alloggio saranno a carico di Crei Acli Sardegna;
  • La copertura del 70% delle spese di viaggio fino ad un massimo di 600 euro per i paesi extra UE e 300 euro per i paesi UE. 

Per  maggiori informazioni potete scriverci all’indirizzo mail creisardegna@gmail.com

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Manchester: 62enne sardo lasciato morire di fame

Manchester: 62enne sardo lasciato morire di fame

Dal quotidiano “L’Unione Sarda” del 31 marzo 2019, riportiamo l’articolo di V.F. su una triste vicenda che risale al 2016 ma rivelata dai quotidiani inglesi solo qualche giorno fa.

Era caduto e aveva battuto la testa. Per questo Giuseppe “Joe” Ulleri era stato ricoverato al Manchester Royal Infirmary. Ma qui, in questo ospedale, Joe è morto perché per quasi venti giorni non sarebbe stato alimentato dal personale sanitario. L’episodio risale al 20 marzo 2016 ed è tornato d’attualità grazie all’inchiesta aperta dal coroner di Manchester su sollecitazione della famiglia e ora finita su diversi quotidiani d’Oltremanica e davanti alla giuria in un processo. Ulleri, affetto da  sindrome di down, aveva 62 anni ed era figlio di una coppia di emigrati sardi trasferitasi nel Lancashire subito dopo la seconda guerra mondiale.

Il dolore del fratello

Giovanni Ulleri, fratello di Joe, ha raccontato il suo dolore davanti ai giurati: “È morto nella maniera più orrenda. Mio padre Pietro se n’è andato poche settimane dopo perché non ha retto a questa tragedia. Joe era un uomo buono che sapeva farsi benvolere“. La giuria ha concluso che  il paziente è “deceduto per gravi mancanze nella cura generale“. Una vera e propria accusa.

Le cause della tragedia

Tecnicamente, Joe è morto per polmonite da aspirazione ed embolia polmonare. Cioè, il cibo con cui veniva alimentato è finito nei polmoni determinando una grave infezione. La conferma alle tesi accusatorie è arrivata da un consulente del coroner che ai giurati ha spiegato nei dettagli cosa è accaduto in quei drammatici giorni di ricovero. L’uomo, che aveva ovvi problemi di comunicazione, è stato alimentato attraverso delle cannule, prima inserire nell’esofago e poi direttamente nello stomaco, in posizione supina. Ovvero proprio la posizione controindicata.

Segnali di incuria

I dottori che lo hanno preso in cura, tra l’altro, pare non si sonoo resi conto dell’entità delle sue ferite, tanto da dimetterlo alcuni giorni più tardi, nonostante avesse il polso ed il femore fratturati e delle gravi lesioni alle vertebre del collo. Ma lo staff interessato dell’Arche lo aveva subito riportato in ospedale il giorno seguente. La corte ha annotato che Joe aveva subito una vistosa perdita di peso, proprio perché non nutrito per tanti giorni. Al ricovero pesava 56 chili, alla morte 44. La mancanza di alimentazione ha aumentato il suo rischio di infezione.


Il monito

I fratelli di Joe, Giovanni e Peter, nell’udienza hanno detto: “Speriamo che la storia di Joe possa servire da monito affinché venga cambiato il modo di curare e assistere le persone che hanno difficoltà nel comunicare il loro stato. La sua morte prematura è il fallimento dell’aMri, che avrebbe dovuto prendersi cura di lui”. Una dirigente dell’ospedale ha ammesso davanti alla corte: “Le cure fornite a Joe sono scese ben al di sotto dei nostri standard e per questo ci scusiamo sinceramente”. Joe Ulleri era nato a Bolton, ma era cresciuto a Manchester. Nell’ultimo periodo, viveva in una struttura assistita, l’Arche di Withington. Sino alla caduta nel febbraio di tre anni fa che ha dato il via a una serie di eventi sfortunati interrotti solo dalla sua morte.

Fonte V.F. – L’Unione Sarda

 

 

Seminario “La disuguaglianza territoriale in Sardegna”

Seminario “La disuguaglianza territoriale in Sardegna”

In attesa del rapporto sui flussi migratori e lo spopolamento in Sardegna, il seminario ha visto la presentazione della ricerca condotta da Marco Cocco sulle “Disuguaglianze territoriali”.
Nel corso dell’incontro si è fatta una mappatura di quella che è la situazione socio demografica in Sardegna, andando ad analizzare il territorio ed alcuni indicatori significativi della situazione socio economica.

La percezione della disuguaglianza

Per disuguaglianza si intende la mancanza di opportunità, o di divario tra quello che si percepisce di avere rispetto agli altri. È un tema molto sentito che di solito viene declinato dalla stampa o dai media in termini di reddito o di ricchezza.

Con un focus sulle aree rurali è emerso che ci sono tre grandi disuguaglianze:

1. L’ineguaglianza economica:  la quota di popolazione a rischio povertà è recentemente diminuita, avvicinandosi a quella delle città, che paradossalmente è aumentata.
2. Disuguaglianze sociali: lo spostamento dei servizi pubblici e privati verso le città. Si è riscontrato uno spostamento di ricchezza dai territori più esterni, ovvero le aree interne, verso la città.
3. Mancato riconoscimento del ruolo delle persone:  il bisogno specifico di servizi essenziali ignorati. 

È la cosiddetta disuguaglianza di riconoscimento, cioè quella che le persone sentono come ruolo, esigenza, aspirazioni che vengono ignorate dalla società e quindi sentendosi invisibili si ritrovano in una condizione di frattura, quasi imprigionati nei territori in cui vivono. Questo accade non solo nelle aree rurali ma anche all’interno delle grandi città, tra i centri e le periferie, tra le piccole e le grandi città.

Le cause delle fratture città – campagna

Sono tre le politiche di sviluppo portate avanti negli ultimi 30 anni e responsabili di avere accresciuto il divario rurale – urbano:

1. Riforme istituzionali che non tengono conto dello spazio: ovvero l’idea che le riforme potessero andar bene per qualsiasi territorio, nonostante le diversità dei territori.
2. L’approccio accomodante nei confronti delle multinazionali: la superiorità del mercato che parte dall’idea che esso possiede tutte le informazioni necessarie su dove collocare beni e servizi.
3. Sussidi compassionevoli: i cosiddetti sussidi a pioggia. L’idea che, poiché le tensioni sociali si formano e crescono molto velocemente nei territori a seguito delle prime due politiche, si erogano sussidi per far si che il conflitto sociale non superi determinati livelli.

Quali sono le azioni necessarie per cambiare la questa  situazione?

1. Conoscenza ed innovazione: conoscere i territori e quello che possono offrire.
2. La conoscenza propria di un luogo da parte dei suoi abitanti. Essi devono essere coinvolti mediante la collaborazione tra le istituzioni locali (regione, comuni, enti dei comuni) e il mercato, con le esigenze che esso porta con le grandi aziende.
3. Potere ed economia politica: motivazioni e incentivi devono esistere o essere progettati a misura del governo del territorio.

Lo Stato deve dettare delle linee guida, delle strategie di medio o lungo periodo su ciò che si vuole creare, ma non deve intromettersi nelle scelte dei territori.
4. Promuovere a livello locale uno spazio permanente per un dibattito acceso, informato e ragionevole, affidando agli enti locali la responsabilità di prendere decisioni, e promuovendo al contempo il dibattito pubblico e l’innovazione.

È necessario che il dibattito sia acceso in quanto c’è bisogno di confrontarsi, discutere delle questioni che interessano quel territorio; informato, perché gli abitanti devono avere tutte le informazioni necessarie, ad esempio nel caso debba essere costruita un’infrastruttura devono conoscere costi e benefici; ragionevole perché bisogna saper ascoltare il punto di vista degli altri.
Tutto ciò deve essere affidato in primis agli enti locali in collaborazione col terzo settore.
In questo processo e dibattito pubblico è indispensabile il coinvolgimento di tutti coloro che vivono in quel territorio.
5. Affidarsi a risorse umane altamente competenti in questo settore per rendere consapevoli le politiche regionali, quindi non solo economisti , ma anche sociologi, antropologici, psicologici. Risorse  che sappiano guidare processi complessi ad alta conflittualità per via del confronto.

Disuguaglianza di riconoscimento

Per capire meglio la disuguaglianza di riconoscimento sono stati presi in considerazioni tre beni pubblici fondamentali: salute, istruzione e mobilità. Per mobilità si intende il tempo di percorrenza che le persone impiegano per raggiungere scuole, ospedali, posto di lavoro e le infrastrutture presenti nel territorio.

Nella mappa  si può notare che le aree più scure rappresentano le città metropolitane, quelle che attraggono i servizi; in verde le aree periferiche, quelle più lontane dai servizi  in termini di minutaggio.
Si è stabilito che se si abita in un centro metropolitano ci si impiegano meno di 20 minuti per raggiungere uno di questi tre servizi, quindi si ha una scarsa difficoltà.
Quando ci si impiegano circa 40 minuti si è in un’area un area più lontana, detta area intermedia.
Se il tempo necessario arriva fino ad un massimo di 1h30 si è in un area ultra periferica, quindi si è isolati. Questo determina la disuguaglianza di riconoscimento, le persone si ritrovano ingabbiate nel territorio in cui vivono.

Per entrare nello specifico della Sardegna si è usato il reddito annuo. Il reddito è un indicatore molto semplice ma anche uno dei più rivelatori della situazione in cui le persone si ritrovano a vivere.

Nella cartina, le aree in rosso sono quelle con i redditi più bassi, tra i 15 mila e i 16 mila euro annui. L’area  più ricca è la città metropolitana di Cagliari.

Reddito medio imponibile (2014)

La città metropolitana di Cagliari è il territorio con il maggior reddito medio imponibile(20.372), segue Sassari( 16.990), mentre la provincia del Sulcis Iglesiente è quella con il reddito più basso, -di 14mila euro.

La densità demografica

La concentrazione demografica si ha soprattutto nella città metropolitana di Cagliari.
È interessante notare come, tra una superficie di 1.248 km²  con 17 comuni che ne fanno parte (346 abitanti per km².) e la provincia di Sassari, nonostante vanti 92 comuni in una superficie maggiore(7.692.09 km²), ci sia ben poca differenza col numero della popolazione residente. Questo è dovuto al fatto che nella città metropolitana c’è una maggiore concentrazione di servizi che porta la popolazione a migrare e concentrarsi in quei luoghi.

L’incidenza della popolazione straniera

A primo impatto si potrebbe pensare che sia  la città metropolitana di Cagliari ad avere il maggior numero di stranieri. In  realtà la provincia di Sassari, essendo un territorio più grande, conta 4 abitanti stranieri ogni 100, contro i 3 di Cagliari.

La popolazione con un basso titolo di studio

La popolazione con la più bassa percentuale si trova nella città metropolita di Cagliari(16%), quella più alta nella provincia di Oristano(22,9%).

Tutti questi dati  ci fanno capire  come la concentrazione dei servizi essenziali comporti tutta una serie di faglie che si stanno andando a formare e che nel corso dei decenni si sono ingrandite.

Disuguaglianza territoriale: la leva dello spopolamento

Disuguaglianza territoriale: la leva dello spopolamento

Studiare le disuguaglianze tra i diversi territori, tra l’area urbana e l’agro, tra le diverse aree della nostra isola, per comprendere i motivi del crescente spopolamento delle zone interne e quindi sconfiggerlo. Martedì 12 marzo, a partire dalle 17,30, si terrà nella sede provinciale delle Acli di Cagliari (viale Marconi, 4) un seminario sul tema delle differenze tra i territori, organizzato in collaborazione con Crei Sardegna.

Le diversità nel livello di reddito sono solamente una spia di una generale distanza nell’offerta scolastica e nel livello dei servizi, anche essenziali come scuole, ospedali, trasporti.

Attraverso questo studio vogliamo fornire dei dati concreti per mettere in evidenza quanto molto spesso è solo una percezione – spiega il presidente delle Acli Provinciali Mauro Carta – riteniamo che l’esempio positivo dello sviluppo dell’area metropolitana di Cagliari possa essere esportato nel resto dell’isola per contribuire a fermare il processo di spopolamento dell’interno”.“Conoscere il problema è il primo passo per individuare politiche efficaci per combattere lo spopolamento dell’interno della nostra isola”.

Durante la serata si discuterà, in particolare, delle difficoltà di accesso a tre servizi fondamentali per la cittadinanza: salute, scuola, mobilità, attraverso il calcolo della distanza e del tempo che i cittadini impiegano per raggiungere i poli dei servizi. Si parlerà quindi di capacità di accesso alla rete digitale.

Il seminario intende sviluppare il dibattito intorno alle politiche di sviluppo del territorio adottate finora, individuando le possibili cause di questi problemi e proponendo dei nuovi approcci da parte dei diversi attori, istituzionali e non, per promuovere nuovi processi di intervento e sviluppo.

L’ingresso è gratuito ma è richiesta l’iscrizione che può essere effettuata scrivendo a acliprovincialicagliari@gmail.com o al numero 07043039.

Seminario “Emergenza Venezuela: la crisi e il rischio di una guerra civile”.

Seminario “Emergenza Venezuela: la crisi e il rischio di una guerra civile”.

Svoltosi sabato mattina, il seminario ha voluto sensibilizzare l’opinione pubblica, in particolare le istituzioni, sull’attuale emergenza in Venezuela.

Uno degli obiettivi principali dell’incontro è quello di aprire ad eventuali collaborazioni con il paese venezuelano, sia per i forti legami che uniscono l’Italia al Venezuela (basti pensare al flusso migratorio avvenuto dopo la seconda guerra mondiale) sia per la presenza nel paese venezuelano di tanti cittadini sardi (350 secondo i dati AIRE) .

Come Crei – spiega il presidente del Crei, Mauro Cartaabbiamo il dovere di aprire un legame di collaborazione per far capire che come associazione di tutela siamo presenti. Ovviamente la situazione è difficilissima, oltre a non arrivare gli aiuti umanitari sta diventando sempre più difficoltoso  comunicare con loro. In questi giorni si è provato a contattare tanti cittadini sardi iscritti all’Aire ma da parte loro nessuna risposta”. 

Ricordiamoci che il paese sudamericano in questi giorni sta vivendo il più lungo blackout della sua storia, con conseguenze gravissime  sia a livello di  telecomunicazioni (reti telefoniche ed internet fuori uso) sia a livello ospedaliero( 80 bambini morti nel reparto neonatale di un ospedale di Maracaibo, come riporta un tweet del canale tv venezuelano  EN VIVO).

 

 

La sanità pubblica venezuelana  è praticamente al collasso. Gli ospedali  soffrono di carenze di forniture base: guanti, garze, siringhe, kit chirurgici, acqua corrente, elettricità . Mancano  farmaci generici quali analgesici, antistaminici, vitamine e collirio, ma anche  antibiotici, antidolorifici ed  insulina.
Se un paziente dovesse aver bisogno di un determinato farmaco e non è disponibile, allora dovrà procurarselo da solo. Chi chiede aiuto alla famiglia e chi si rivolge al mercato nero.

Uno degli obiettivi prefissati dal Crei è aprire un canale umanitario coinvolgendo le farmacie di Cagliari ed hinterland per una raccolta di medicinali.
Coinvolgere l’ong  IPSIA delle Acli per  attivare dei canali diplomatici per capire quali sono le principali esigenze rispetto alle priorità.
Diverse sono le  ipotesi che si potrebbero studiare insieme alle tante altre organizzazioni presenti nel territorio italiano che si occupano di queste emergenze.

Emergenza Venezuela: la crisi, il rischio di una guerra civile, e la situazione dei sardi nel Paese.  Sabato l’incontro del Crei.

Emergenza Venezuela: la crisi, il rischio di una guerra civile, e la situazione dei sardi nel Paese. Sabato l’incontro del Crei.

Si terrà il prossimo sabato 9 marzo a partire dalle ore 10.30 nella sede di viale Marconi 4 a Cagliari, l’incontro di approfondimento sulla difficile situazione venezuelana con un focus sulla situazione dei nostri conterranei nel paese del Sud America. Nel corso della mattinata porteranno la loro testimonianza alcuni cittadini sardo-venezuelani.

Una situazione potenzialmente esplosiva, tra crisi economica e squilibri politici. Il Venezuela vive oggi una fase difficile della sua storia che si riflette sulle condizioni di vita non soltanto dei venezuelani, ma anche degli oltre 350 sardi (dati AIRE) residenti nel paese Sudamericano.

Sabato 9 marzo, a partire dalle 10.30, nella sede provinciale delle Acli di viale Marconi 4 a Cagliari, il CREI Acli (Comitato Regionale Emigrazione e Immigrazione) organizza un incontro di approfondimento sul tema. Obiettivo dell’incontro è sensibilizzare la popolazione, ma soprattutto le istituzioni, sulle condizioni di vita quotidiana in Venezuela.

Prenderanno parte alla mattinata di studio anche alcuni sardo-venezuelani, attualmente in Italia ma che ancora mantengono uno stretto legame con il Sud America.

Già a fine gennaio abbiamo chiesto alle istituzioni regionali di mobilitarsi per attivare dei canali diretti e per fornire sostegno alla popolazione venezuelana e alla vasta comunità di sardi residenti – spiega il presidente regionale del Crei Mauro Cartarisulta però necessario insistere in questo senso. Da parte nostra, già da tempo forniamo supporto a diverse famiglie arrivate in Sardegna con l’aggravarsi della crisi ma rimane tanto da fare”.

L’ingresso al seminario è gratuito ma è richiesta l’iscrizione che può essere effettuata chiamando lo 070 43039 o scrivendo a: acliprovincialicagliari@gmail.com

Smeraldina: l’acqua più buona del mondo!

Smeraldina: l’acqua più buona del mondo!

L’acqua minerale Smeraldina, prodotta in Sardegna, è stata premiata negli USA come l’acqua in bottiglia più buona del mondo.

Un riconoscimento importante per un marchio che da sempre rappresenta l’eccellenza in Sardegna e nel mondo.

La Smeraldina, prodotta a Tempio Pausania nell’azienda della famiglia Solinas, ha ricevuto l’importante premio “Berkeley Springs International Water Tasting”, giunto alla ventinovesima edizione.
Si tratta del più importante evento di degustazione di acque che mette a confronto tutte le eccellenze internazionali del settore.

L’acqua Smeraldina era già stata inserita tra le 10 acque minerali migliori del mondo, dalla prestigiosa rivista americana Gayot: “Deve essere nell’acqua – almeno questa è una teoria per la concentrazione insolitamente alta di centenari della Sardegna. L’isola italiana è stata a lungo conosciuta per i suoi abitanti sani e felici, la maggior parte dei quali erano cresciuti sull’acqua ricca di minerali che gorgogliava appena sotto la superficie.
Mentre un viaggio in Sardegna è fuori questione per molti, puoi scoprire i poteri rigenerativi delle sue sorgenti a casa con Acqua Smeraldina.
Imbottigliato alla fonte del Monte di Deu (la “Montagna di Dio”), l’acqua artesiana di Smeraldina viene naturalmente filtrata attraverso la roccia granitica sotterranea, che conferisce agli oligoelementi che aumentano la salute e un gusto leggero e rinfrescante.

La Smeraldina la cui sorgente si trova Gallura, sgorga a trecento metri di profondità nel cuore incontaminato di una montagna che era considerata sacra dagli antichi, il Monti di Deu, e imbottigliata a Tempio Pausania dalla A.L.B. s.p.a.
L’azienda è stata fondata nel 1985 da Giovanni Maria Solinas, che oggi con i suoi cinque figli porta avanti l’azienda con la passione e il rispetto per l’acqua preziosa che lo hanno sempre distinto negli anni.

Adempimento all’obbligo di trasparenza previsto dalla Legge 124/2017.

Adempimento all’obbligo di trasparenza previsto dalla Legge 124/2017.

CREI-ACLI
Via Roma 173, Cagliari
C.F. 92000400926

Io sottoscritto Mauro Carta, in qualità di Legale Rappresentante di CREI-ACLI, consapevole che la Legge 124/2017 (art 1, cc 125 e segg) richiede agli enti non profit la pubblicazione nei propri siti o portali digitali delle “informazioni relative a sovvenzioni, contributi, incarichi retribuiti e comunque a vantaggi economici di qualunque genere ricevuti” da enti e società pubbliche, pena la restituzione delle somme incassate, DICHIARO che i dati e le informazioni qui riportate relative alle suddette risorse incassate nel corso del 2018 sono complete e rispondono al vero”

Cagliari , 27/02/2019 

Provenienza Progetto Contributo
Regione Autonoma della Sardegna. Assessorato del lavoro, Formazione Professionale, Cooperazione e Sicurezza Sociale. Direzione Generale del Lavoro. Servizio Coesione Sociale Legge Regionale 7/91 Saldo contributo annualità 2017  – Periodo incasso 2018  2.200,00 €
Regione Autonoma della Sardegna. Assessorato del lavoro, Formazione Professionale, Cooperazione e Sicurezza Sociale. Direzione Generale del Lavoro. Servizio Coesione Sociale Legge Regionale 7/91 Anticipazione contributo annualità 2018 – Periodo incasso 2018                8.250,00 €
Regione Autonoma della Sardegna. Assessorato del lavoro, Formazione Professionale, Cooperazione e Sicurezza Sociale. Direzione Generale del Lavoro. Servizio Coesione Sociale Studio dei flussi migratori e l’elaborazione delle politiche di intervento. Progetto Regionale 2017 – Periodo incasso 2018               30.000,00 € 
Regione Autonoma della Sardegna. Assessorato del lavoro, Formazione Professionale, Cooperazione e Sicurezza Sociale. Direzione Generale del Lavoro. Servizio Coesione Sociale I Flussi migratori in Sardegna e l’elaborazione di politiche di intervento. II Annualità 2018 – Periodo incasso 2018 30.000,00 €

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Workshop “Destinazione Canarie: cultura, tradizioni e vantaggi fiscali”

Workshop “Destinazione Canarie: cultura, tradizioni e vantaggi fiscali”

Le Isole CanarieIslas Canarias in spagnolo, sono un arcipelago di 8 isole, situate nell’oceano Atlantico al largo del Marocco, poco più a nord rispetto al Tropico del Cancro (pensate che hanno la stessa latitudine dei Caraibi) e formano una comunità autonoma della Spagna.

Durante il workshop tenutosi ieri nella nostra sede Acli, Isabel Vera, insegnate di spagnolo ed esperta in turismo, nonché originaria delle Canarie, con i suoi racconti ci ha catapultato sulle isole, note soprattutto per essere di origine vulcanica con spiagge di sabbia bianca e nera, ma anche ricche di storia e tradizioni secolari.

Le isole per ordine di estensione, sono

Le isole godono di un clima molto mite durante tutto l’anno che può essere però, grazie all’influenza degli alisei, molto secco oppure piuttosto umido.

Gran Canaria

Nel corso del workshop ci si è soffermati prevalentemente sull’isola Gran Canaria, un luogo magico pieno di città, paesi e paesaggi meravigliosi da esplorare in coppia, con gli amici, in compagnia della famiglia o addirittura da scegliere come meta per godersi la meritata pensione.
Un piccola isola dalla forma arrotondata che raggiunge il suo punto più alto con i 1.949 metri del Pico de Las Nieves. Costellata di aree protette, l’isola genera cartoline da ricordare, come il Roche Nublo, una roccia emblematica situata al centro dell’isola  a 1.813 metri sul livello del mare, che presiede la cima tra le brume di uno spettacolare fenomeno chiamato “mare di nuvole” con vista sul Teide.

 

Los Guanches

I Guanche, a quanto si sa, sono i primi abitanti dell’isola. Nonostante la loro origine sia ancora incerta,  si tende però a definirla “protoberbera” in quanto, arrivarono molto probabilmente dal nord Africa.
I Guanches erano dei primitivi, abitavano le caverne, non erano evoluti e vivevano ancora all’età della pietra, come testimoniano le numerose tracce lasciate. Scomparvero con la colonizzazione spagnola.
Il sito archeologico più rappresentativo di Gran Canaria è la Cueva Pintada, un museo e parco archeologico situato su uno scavo artificiale in un tufo vulcanico con pitture rupestri al suo interno.

Gran Canaria è cultura e tradizioni, buon cibo e divertimento. Oltre i musei archeologici, i parchi naturali  e le spiagge, è anche un’isola la cui gastronomia si basa sui prodotti  della terra.
Gli agricoltori dell’isola coltivano la frutta e la verdura che contribuiscono alla preparazione di gustose minestre e brodi. 

La cuochina sopraffina

Papas arrugadas con mojo picon, un piatto a base di patate e salsa piccante, è la bandiera del patrimonio culinario delle Canarie.

A Gran Canaria il divertimento è strettamente legato alla simpatia della sua gente.

Il repertorio festivo inizia con i festeggiamenti del carnevale in stile caraibico: è una festa senza fine che dura oltre un mese ed è anche uno dei più importanti al mondo.

Nel corso della serata, abbiamo ascoltato la testimonianza di Salvatore, pensionato, che insieme alla moglie ha vissuto 6 mesi nell’isola. Ha raccontato la sua esperienza, dato informazioni su come muoversi per ottenere il NIE (numero Identidad extranjero) un codice fiscale obbligatorio per chiunque voglia rimanere sull’isola, a chi rivolgersi per affittare un appartamento e messo in guardia da chi diffidare.
La criminalità alle Canarie è pari a zero: si può tranquillamente passeggiare a tarda notte senza temere di essere aggrediti. Solo negli ultimi tempi si sono verificati sporadici casi di scippi o furti in appartamento.

Un punto forte delle Canarie è il loro vantaggioso regime fiscale, motivo per cui sempre più italiani, stanno scegliendo di trasferirsi o fare impresa. Basta pensare che nel 2017 si son registrati ben 4.153 italiani residenti!

Gran Canaria
Trasferirsi alle Canarie

Le Canarie hanno titolo di “Estrema Periferia d’Europa”. Con questo termine si identificano alcune zone europee che, per la loro distanza dal centro, con i conseguenti maggiori costi per trasporti, dislocamenti e approvvigionamenti, devono offrire a cittadini e imprese alcuni vantaggi per diminuire gli inconvenienti della posizione geografica.

L’I.V.A. è stata sostituita da una tassa locale chiamata I.G.I.C. (Imposta Generale delle Isole Canarie) la cui aliquota nel 2019, dal 7%  è scesa allo 6,5% .

Il REF (Regime Economico e Fiscale delle Isole Canarie) prevede vari incentivi fiscali per la creazione e sviluppo di nuove imprese autorizzate dall’Unione Europea e dalla legge spagnola per compensare la propria posizione geografica.
Un altro vantaggio del vivere nella Canarie è il sistema di continuità territoriale spagnola che non privilegia solo una compagnia aerea ma si applica a tutte indistintamente, comprese le low cost. Questo si traduce in più concorrenza sulle tratte e costringe tutti i vettori a tenere i prezzi bassi. Inoltre, si applica da qualsiasi aeroporto nazionale.
La continuità spagnola vale anche per il trasporto marittimo.

Il clima, le tradizioni e la cultura, il buon cibo e il divertimento, gli incentivi fiscali e l’ospitalità della gente hanno reso le Isole Canarie un luogo ideale dove poter vivere.

Perché le Canarie non sono solo delle belle isole, le Canarie sono vita.

Harcèlement moral des bergers sardes. La solidarité de CREI et ACLI: “Il faut controller qui transforme le lait et favorise la coopération”

Harcèlement moral des bergers sardes. La solidarité de CREI et ACLI: “Il faut controller qui transforme le lait et favorise la coopération”

Depuis quelques jours les bergers sardes renversent du lait sur les routes et les places de nos villages: chaque goutte représente la dignité de ces gens la sueur et le sacrifice de beaucoup d’éleveurs qui n’ont plus aucun espoir. Cela concerne une lutte importante faite pour obtenir des meilleurs prix et des accords équitables entre ceux qui produisent et ceux qui achètent et transforment le produit. 

Sur environ 12.000 entreprises pastorales sardes 10.093 produisent du lait pour le Pecorino Romano qui représente le 8154% de pecorino DOP produit en Italie le 52% de celui produit en Europe. Le Pecorino Romano est en surplus de plus de 100.000 quintaux. On est passé de 939€/kg de mai 2015 avec du lait payé 120€ à 559€/kg en février courant. Ce fromage représente en Sardaigne 60% de tout le Pecorino produit par conséquent ce dernier détermine le prix de tout le lait de brebis et de ses dérivés. 

Il semble clair que le problème ne puisse pas être résolu simplement en encourageant les producteurs solution qui serait un simple remède. Il faut mettre en place des règles claires un contrôle strict des industries qui transforment et en même temps des actions directes qui favorisent le développement de centrales de coopérations des producteurs et la formation sur le territoire de techniciens spécialisés qui aident les producteurs à faire face aux marchés internationaux. 

Les associations ACLI Cagliari et CREI ACLI SARDEGNA sont proches aux nombreux bergers et à leurs familles et sont prêtes à soutenir toutes les actions pacifiques utiles à revendiquer le droit à une compensation équitable du produit. C’est pour cette raison que nous demandons un engagement concret à la Région Sarde ainsi qu’à tous les décisionnaires au niveau national et international aux industriels et au système de la coopération. 

Il faut travailler ensemble afin de trouver dès que possible une solution à long terme et durable à ce conflit avant qu’il ne soit trop tard.

Conflicto Pastores Sardos. La solidaridad de CREI y ACLI:  “Controla a quien transforma la leche y fomenta la cooperación”

Conflicto Pastores Sardos. La solidaridad de CREI y ACLI: “Controla a quien transforma la leche y fomenta la cooperación”

Desde hace algunos días, los pastores sardos están vertiendo la leche en las calles y plazas de nuestros pueblos: cada gota contiene la dignidad de estas personas, el sudor y el sacrificio de tantos ganaderos sin alguna esperanza. Esta es una lucha importante, hecha para reivindicar una mejora de precios, acuerdos justos entre quienes producen y los consumidores industriales que compran y transforman el producto.

De unas 12,000 empresas pastorales sardas; 10.093 producen leche para el Pecorino Romano, que representa el 81.54% del pecorino DOP producido en Italia, el 52% de los de la UE. El Pecorino Romano se encuentra con un excedente de más de 100.000 quintales de pasta de queso. Ha pasado de los € 9,39 por kilogramo en mayo de 2015, con la leche pagada a € 1,20, a € 5,59 por kilo este febrero. Ese queso en Cerdeña representa el 60% de todos los pecorinos producidos, por lo tanto determina el precio de toda la leche de oveja y los derivados.

Está claro que el problema no se puede resolver simplemente estimulando a los productores, una solución que sería un mero paliativo, son necesarias regulaciones claras, un control estrecho de las industrias transformadoras y, por otro lado, acciones directas para alentar el establecimiento de centrales de cooperación de productores y capacitación en el territorio de técnicos preparados que ayuden a los productores a enfrentar los mercados internacionales.

Las ACLI DE CAGLIARI Y EL CREI ACLI CERDEñA están apoyando a muchos pastores y sus familias, listos para ayudar con todas las acciones pacíficas útiles para reclamar el derecho a una justa compensación del producto. Por este motivo, queremos pedir un compromiso concreto no solo con la región sarda, sino con todos los responsables de la toma de decisiones, incluso a nivel nacional e internacional, con los propios industriales y con el sistema de cooperación: Ante esta disputa debemos trabajar juntos para encontrar una solución duradera y estable lo antes posible, antes de que sea demasiado tarde.

Vertenza Pastori Sardi. La solidarietà di CREI e ACLI: “Controllare chi trasforma il latte e favorire la cooperazione”

Vertenza Pastori Sardi. La solidarietà di CREI e ACLI: “Controllare chi trasforma il latte e favorire la cooperazione”

Da giorni i pastori sardi stanno versando il latte nelle strade e nelle piazze dei nostri paesi: ogni singola goccia racchiude la dignità di queste persone, il sudore e il sacrificio di tanti allevatori senza più speranza. Si tratta di una lotta importante, fatta per chiedere prezzi migliori, accordi equi tra chi produce e gli industriali che acquistano e trasformano il prodotto.

Su circa 12.000 imprese pastorali sarde 10.093 producono latte per il Pecorino Romano che rappresenta l’81,54% dei pecorini DOP prodotti in Italia, il 52% di quelli Ue. Il Pecorino Romano si trova con un’eccedenza di oltre 100.000 quintali di pasta di formaggio. Si è passati dai 9,39 € a chilogrammo del maggio del 2015, con il latte pagato a 1,20€, ai 5,59€ al chilo di questo febbraio. Quel formaggio in Sardegna rappresenta il 60% di tutti i pecorini prodotti, di conseguenza determina il prezzo di tutto il latte ovino e dei derivati.

Appare chiaro che il problema non possa essere risolto semplicemente incentivando i produttori, soluzione che sarebbe un mero palliativo, ma siano necessarie regole chiare, un controllo stretto delle industrie che trasformano, e, dall’altra parte azioni dirette a favorire la nascita di centrali di cooperazione dei produttori e alla formazione sul territorio di tecnici preparati che aiutino i produttori ad affrontare i mercati internazionali.

Le ACLI DI CAGLIARI E IL CREI ACLI SARDEGNA sono vicini ai tanti pastori e alle loro famiglie, pronti al sostegno di tutte le azioni pacifiche utili a rivendicare il diritto ad un equo compenso per il prodotto. Per questo vogliamo chiedere un impegno concreto non solo alla Regione Sarda, ma a tutti i decisori, anche a livello nazionale e internazionale, agli stessi industriali e al sistema della cooperazione: occorre lavorare assieme affinché si trovi al più presto una soluzione duratura e stabile per questa vertenza, prima che sia troppo tardi.

Destinazione Canarie: studio, lavoro e vacanza all’estero

Destinazione Canarie: studio, lavoro e vacanza all’estero

Quinto appuntamento con i workshop tematici sui paesi stranieri: dopo Argentina, Germania, Irlanda e Messico, è il turno delle Canarie.

Martedì 19 febbraio proseguono gli appuntamenti organizzati dalle Acli di Cagliari e dal CREI Acli Sardegna sulle opportunità offerte da un periodo di studio, lavoro e vacanza all’estero. Questa volta si parlerà delle Isole Canarie.

Il workshop si terrà nella sede del CREI in Via Roma 173 a Cagliari a partire dalle 17.30 e vedrà la partecipazione di Isabel Vera, esperta in turismo e insegnante di spagnolo. 

Tra i tanti argomenti, ci parlerà del sistema di continuità territoriale spagnola, sistema che non privilegia una sola compagnia ma si applica a tutte indistintamente, comprese le compagnie low cost.

Durante la serata ascolteremo le testimonianze di alcune persone che ci racconteranno l’esperienza vissuta nell’arcipelago spagnolo.
Grazie al loro intervento sarà possibile avere un’idea più chiara sulle opportunità, ma anche sulle difficoltà che riserva la vita alle Canarie.

Il workshop è gratuito ma è richiesta l’iscrizione. Per maggiori informazioni e per le iscrizioni è possibile contattare la segreteria organizzativa al numero 07043039 o alla mail acliprovincialicagliari@gmail.com

L’Sos dei sardi in Venezuela

L’Sos dei sardi in Venezuela

Dal quotidiano “La Nuova Sardegna” di oggi 01 febbraio 2019, riportiamo l’interessante articolo di Claudio Zoccheddu sulla situazione dei sardi residenti in Venezuela, in seguito all’Sos lanciato dal CREI Sardegna.

L’appello degli emigrati sardi: “Non si trovano medicine e cibo”

Un paese in ginocchio dove il conto più salato viene pagato dai cittadini, tra cui tantissimi immigrati costretti a convivere con la fame e con tutte le difficoltà che stanno trasformando il Venezuela in una terra dove le certezze durano un attimo e le incertezze non hanno la data di scadenza.
In mezzo a d una situazione che definire complicata non è altro che un eufemismo ci sono anche 350 sardi, tra cui emigrati arrivati in Sud America subito dopo la seconda guerra mondiale e quelli che invece hanno cercato la fortuna in tempi più recenti.

Isabel Carbajal è una delle centinaia di emigrate che hanno le radici in Sardegna, nonostante le generalità possano sembrare prettamente autoctone. Isabel, infatti, è italiana e nella sua vita la Sardegna ha avuto un ruolo fondamentale: “Mia madre è nata a Palermo ma poi si è trasferita in Sardegna, a Samassi, prima di partire in Venezuela insieme alla sua famiglia – spiega Isabel che adesso vive in Sardegna dopo essere riuscita ad abbandonare il Venezuela qualche anno fa. I suoi parenti, tra cui altri sardo-venezuelani, non hanno avuto la sua fortuna: “Mio cugino è ancora in Venezuela. Ha la doppia cittadinanza perché il padre era di Sestu e grazie a questo è riuscito a far arrivare il figlio in Sardegna, dove ha ottenuto il permesso di soggiorno come figlio di italiano”.
Le notizie che arrivano dal padre in Venezuela, però, sono tutt’altro che rassicuranti: “Stiamo parlando di un paese in cui è difficile trovare da mangiare, dove la moneta non vale nulla ma, anche avendo la disponibilità economica, non è comunque possibile trovare cibo perché non se ne trova, i supermercati sono vuoti. Lui mi dice che mangia carne una volta al mese, se va bene. Per questo è costretto ad arrangiarsi come fanno tante persone che pur dimettere qualcosa sotto i denti sono costrette a rovistare nella spazzatura. Poi c’è la situazione di tanti emigrati, anche sardi, che sono costretti a tirare avanti con una pensione. Io vi dico che è impossibile e quindi la situazione sarà complicatissima”.

Se trovare il cibo è un’impresa, raccattare medicinali è praticamente impossibile anche per gli anziani: “Proprio cosi, lo dimostra anche la mia storia. Noi siamo andati via dal Venezuela quando ci siamo accorti che la situazione stava precipitando– spiega Isabel- Chavez stava per lasciare il paese in mano a Maduro e noi abbiamo fatto le valigie per ritornare in Sardegna. I nostri parenti, invece, sono rimasti. Avevano la casa, il lavoro, i figli che andavano a scuola. Purtroppo non hanno avuto fortuna”.
Il racconto di Isabel spiega alla perfezione il male di cui soffre il Venezuela: “Quando si è ammalata mia sorella è stata visitata in ospedale e rimandata a casa dicendo che non aveva nulla. Quando siamo riusciti a farla arrivare in Sardegna i medici hanno scoperto un enorme carcinoma all’utero, purtroppo già in metastasi. I medici sardi ci hanno chiesto come fosse possibile che in Venezuela non se ne fosse accorto nessuno, dato che la diagnosi era evidente. Ma la realtà è che se ti ammali in Venezuela e non hai soldi, sei morto”.

Isabel, ha anche una cugina, che fa il medico: “Ma si è ammalata e ad agosto del 2018 gli abbiamo mandato 800 euro. Sono stati inutili perché non ci sono medicine e purtroppo è morta. In Venezuela si  muore di diabete ma anche di pressione alta. Racconto una storia: in un reparto di ostetrica in un ospedale di Caracas sono morti 15 neonati di influenza. Sembra assurdo, vero? Invece è cronaca”. Scappare dall’inferno del Venezuela è un desiderio difficile da realizzare. Chi ci riesce, però, spesso è solo a metà dell’opera. “ I miei parenti non hanno trovato lavoro in Sardegna– conclude Isabel- vivono in 7 con una pensione minima. Non è facile, speriamo che qualcuno ci possa aiutare”.

Fonte “Claudio Zoccheddu –La Nuova Sardegna-“

Agevolazioni per gli elettori sardi residenti all’estero

Agevolazioni per gli elettori sardi residenti all’estero

In vista delle Elezioni Regionali del 24 febbraio 2019, ricordiamo agli elettori sardi iscritti all’AIRE (Anagrafe italiana residenti all’estero) e quelli che hanno in corso la procedura di iscrizione, attestata dall’Ufficio consolare dello Stato estero di provenienza, che hanno diritto ad un contributo per la partecipazione al voto.
In particolare, l’agevolazione è prevista per le elezioni comunali, le elezioni provinciali, le elezioni regionali e per i referendum abrogativi e consultivi a carattere strettamente regionale. 

Il contributo è commisurato alle spese di viaggio effettivamente sostenute, fino a un massimo di 250 euro per gli elettori provenienti da paesi europei e di 1.000 euro per gli elettori provenienti da paesi extraeuropei

In caso di ballottaggio, l’elettore rientrato all’estero che affronta un nuovo viaggio ha diritto a un ulteriore contributo, se dimostra l’avvenuto spostamento tramite i biglietti di viaggio relativi all’intero tragitto. 

L’interessato deve presentarsi presso il Comune nel quale ha votato e consegnare al funzionario incaricato la documentazione precedentemente indicata. 
Il contributo sarà erogato all’interessato dall’Amministrazione comunale soltanto se la documentazione presentata sarà completa. 
Solo successivamente il Comune potrà richiedere il rimborso alla Regione, che provvederà a rimborsare all’Ente le somme anticipate unicamente se la richiesta sarà accompagnata da tutta la documentazione prevista.

Requisiti:
Gli elettori devono: 
– essere iscritti all’Anagrafe italiana residenti all’estero (Aire) di un Comune sardo (possono beneficiare dell’agevolazione anche gli elettori per i quali la procedura di iscrizione sia ancora in corso, se attestata dall’Ufficio consolare dello Stato estero di provenienza); 
– aver espresso il proprio voto; 
– dimostrare con i biglietti dell’intero viaggio di essere arrivati al Comune sardo non prima dei due mesi antecedenti la data delle votazioni e ripartire verso il Paese estero di residenza entro i due mesi successivi alle votazioni. 

Non hanno, invece, diritto al contributo gli elettori che si trovano all’estero per motivi di studio o per lavoro a tempo determinato che non possono, per legge, trasferire la residenza all’estero. 

Documentazione:
Documentazione che l’elettore deve presentare al Comune in cui ha votato: 
– tessera elettorale o autorizzazione sostitutiva della stessa, vidimata presso la sezione elettorale e attestante l’avvenuta votazione; 
– documento d’identità; 
– biglietti e carte d’imbarco di andata e ritorno da cui risulti che il viaggio è stato effettuato entro i termini indicati alla voce “requisiti”. 

Per scaricare la modulistica e per maggiori informazioni, consultare il sito della Regione Sardegna cliccando sul seguente link www.regione.sardegna.it

Sardi in Venezuela: non abbandoniamoli!

Sardi in Venezuela: non abbandoniamoli!

Sardi in Venezuela tra crisi e rischio guerra civile. Il CREI alla Regione Sardegna: non abbandoniamoli, è necessario aiutarli.

Sono oltre 350 (dati Aire) i sardi residenti in Venezuela. Fanno parte della vasta comunità di italiani perfettamente inseriti nella società venezuelana ed ora, dopo anni di crisi economica e sociale, vivono una situazione di precarietà e povertà.
Oggi, con il paese sull’orlo della guerra civile, non ci sono notizie certe sulla loro condizione. “In questa situazione non bastano le politiche dirette alla promozione culturale/commerciale della Sardegna” sostiene CREI Acli, “ma è necessario attivare dei canali diretti per portare aiuti umanitari e sostenere i nostri emigrati”.

I sardi in Venezuela sono una comunità numerosa e ben organizzata e un loro rappresentante ha fatto parte della Consulta Regionale per l’Emigrazione. Il questi giorni il CREI Acli Sardegna si sta impegnando per sostenere diverse famiglie che sono arrivate in Sardegna con l’aggravarsi della crisi.

Alla Regione Sarda si chiede di impegnarsi pressi i competenti Ministeri per ottenere notizie certe sulla condizione dei nostri conterranei nel paese Sudamericano, verificare se esistano situazioni di bisogno o pericoli per la comunità sarda ed eventualmente promuovere ogni iniziativa di solidarietà utile ad aiutare i nostri corregionali in Venezuela e le loro famiglie.